sábado, 9 de mayo de 2026

LA MADDALENA DI PIERO DI COSIMO: ARTE, STORIA E VITE DI DONNE NEL RINASCIMENTO FIORENTINO. PALAZZO VENEZIA, ANTICHE CUCINE

a cura di Edith Gabrielli, con la consulenza storica di Fernanda Alfieri, Serena Galasso e Isabella Lazzarini

dal 17 aprile al 5 luglio 2026


Al VIVE - Vittoriano e Palazzo Venezia apre la mostra "La Maddalena di Piero di Cosimo: arte, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino", a cura di Edith Gabrielli, con la consulenza storica di Fernanda Alfieri, Serena Galasso e Isabella Lazzarini, a Palazzo Venezia, negli ambienti che un tempo ospitavano le cucine, restaurati e riaperti per l'occasione.

La mostra ruota intorno a una preziosa tavola di Piero di Cosimo (1462-1522), La Maddalena, custodita nella collezione delle Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Palazzo Barberini e concessa in prestito al VIVE nell'ambito di un accordo strategico tra le due istituzioni museali.

Quando realizza La Maddalena, alla fine del Quattrocento, Piero di Cosimo si sta affermando come uno dei più raffinati e insieme tra i più misteriosi artisti fiorentini della sua generazione. 

Formatosi nella bottega di Cosimo Rosselli, il pittore elabora un linguaggio molto personale, innestando sul solido impianto del maestro e di Domenico Ghirlandaio suggestioni originali, talora fantasiose, dalla pittura fiamminga e da Leonardo da Vinci.

Nella tavola Piero di Cosimo decide di rappresentare la Maddalena, tra le più fedeli seguaci di Gesù, come una giovane donna del proprio tempo, una fiorentina del Quattrocento, circondata da oggetti che appartengono alla sua vita quotidiana: le vesti, il filo di perle, il vaso degli unguenti, la lettera e il libro. È proprio in questi oggetti che l'opera si apre e rivela un mondo.

Da qui prende forma l'idea della mostra: utilizzare il dipinto come chiave per entrare nella vita delle donne nella Firenze del Rinascimento e nella realtà che le circonda. Un progetto interdisciplinare che coinvolge circa trenta studiosi di diversa formazione e provenienza, in un dialogo serrato tra storia dell'arte, storia e storia della cultura materiale.

https://vive.cultura.gov.it/it/la-maddalena-di-piero-di-cosimo-arte-storia-e-vite-di-donne-nel-rinascimento-fiorentino

MEDUSA, LA MONNAIE. EXPOSITION ISAAC STRAUSS, L´EMPEREUR DES BALS. MUSÉE DE L´OPÉRA DE VICHY

 Un chant venu des profondeurs de l’océan parvient aux oreilles de trois sœurs. Tandis que Sthéno et Euryale reconnaissent l’appel de Poséidon, exigeant la soumission de Méduse, cette dernière n’entend qu’une berceuse lointaine, semblable à celle d’une mère chantée à son enfant.

 Espérant la protéger du dieu marin, ses sœurs l’envoient vivre en compagnie des prêtresses du temple d’Athéna. Un jour, alors que Medusa veille seule sur la flamme sacrée de la déesse, Poséidon surgit des flots et viole la jeune femme, souillant ainsi aussi le temple. Pour la punir de cette profanation, Athéna transforme Medusa en un « monstre » : sa chevelure devient nid de serpents, et son regard change en pierre quiconque le croise. Ce pouvoir terrifiant attise la convoitise des héros, qui la poursuivent jusque dans son exil…

Figure emblématique de la mythologie grecque, Méduse n’a cessé d’inspirer les artistes au fil des siècles: De Vinci, Rubens, Le Caravage, Cellini, Rodin, Picasso, parmi bien dautres.

Dans cette nouvelle partition commandée par la Monnaie, le compositeur Iain Bell et la metteuse en scène et librettiste Lydia Steier semparent de ce mythe pour en explorer la dimension humaine. Portée par la voix de Claudia Boyle, Méduse renaît sous les traits dune femme complexe et bouleversante.

 Ensemble, ils tissent un récit déchirant accordant une place centrale à la psychologie de l’héroïne, seule, au milieu des statues figées de ceux qui, avides de gloire, ont tenté de la détruire. Oserez-vous la regarder pour découvrir qui elle est vraiment ?

#LaMonnaie​​ #DeMunt​​ #LaMonnaieDeMunt

In this new opera commissioned by La Monnaie, composer Iain Bell and director and librettist Lydia Steier explore the human dimension of one of the great figures of Greeks mythology. Given voice by soprano Claudia Boyle, Medusa is reborn as a complex and deeply moving woman, alone amid the stone statues of those who, in their thirst for glory, tried to destroy her. Dare to meet her gaze. Perhaps now you will see who she really is.

THE STORY

A song from the depths of the ocean reaches the ears of three sisters. While Stheno and Euryale recognize the call of Poseidon demanding Medusa’s submission, the latter hears only a distant lullaby, similar to that a mother sings to her child. 

Hoping to protect her from the god of the sea, her sisters send her to live with the priestesses of Athena’s temple.

One day, while Medusa is watching over the sacred flame of the goddess alone, Poseidon emerges from the waves and rapes the young woman, thus defiling the temple. 

To punish her for this desecration, Athena turns Medusa into a monstrous creature: her hair becomes a nest of snakes and her gaze turns anyone who looks at her to stone. This terrifying power arouses the lust of heroes, who pursue her in her exile … 

https://www.lamonnaiedemunt.be/fr/program/3567-


EXPOSITION
Isaac Strauss (1806-1888), l’empereur des bals

Du 2 mai au 31 octobre 2026 au musée de l’Opéra de Vichy

Cette exposition retrace pour la première fois le parcours d’Isaac Strauss, chef des bals officiels du Second Empire et véritable artisan de la fête impériale. Compositeur prolifique et entrepreneur des loisirs, il a marqué la vie musicale de son temps, notamment à Vichy et à l’Opéra de Paris. À travers partitions, archives et objets de ses collections, se dessine une figure méconnue mais essentielle de la vie culturelle du XIXe siècle. Une immersion au cœur du monde festif et artistique du Second Empire.

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RUSALKA : LA PETITE SIRÈNE À L'OPÉRA ? - OPÉRA NATIONAL DE PARIS

 Dans "Rusalka", Dvořák mêle conte romantique, mythes slaves et légendes germaniques pour réinventer la figure de la femme des eaux. Que cache réellement cette histoire de sirène ?

Découvrez tous les secrets de "Rusalka" d'Antonín Dvořák dans cet épisode de À l'affiche, nouvelle formule !

RUSALKA, du 2 au 20 mai 2026 à l'Opéra Bastille

https://www.operadeparis.fr/saison-25...


MASCAGNI FESTIVAL 2026: LE DATE E PRIMI NOMI DELLA VII EDIZIONE: DAL 19 AL 23 AGOSTO

 

Annunciate date e primi nomi della VII edizione: dal 19 al 23 agosto torna a Livorno il Mascagni Festival, tra prime nazionali e nuove visioni sul patrimonio dell’opera di Pietro Mascagni.

–Annunciate le date e i primi nomi della VII edizione del Mascagni Festival, la rassegna lirica e musicale prodotta dalla Fondazione Teatro Goldoni che punta alla conoscenza e valorizzazione del repertorio del Maestro Pietro Mascagni. 

Dal 19 al 23 agosto 2026 a Livorno, la produzione musicale del compositore livornese, tra i massimi esponenti del panorama operistico internazionale, sarà al centro di spettacoli, concerti e contaminazioni artistiche.

La nuova edizione del festival è stata presentata oggi a Firenze, nelle sale di Palazzo Strozzi, alla presenza di istituzioni, partner, giornalisti e un pubblico di appassionati. 

Sotto la direzione artistica di Marco Voleri, il Mascagni Festival conferma la propria vocazione a essere un progetto capace di affermarsi sulla scena internazionale, con una visione contemporanea e allo stesso tempo profondamente radicata nel territorio, un festival che racconta Livorno e la sua identità musicale, mettendo in relazione tradizione operistica e nuove prospettive artistiche.

Ad aprire gli interventi è stata Cristina Manetti, Assessora alla Cultura della Regione Toscana: «Il Mascagni Festival rappresenta un’iniziativa capace di rileggere il repertorio classico in chiave contemporanea, restituendo nuova luce all’opera di Pietro Mascagni e avvicinando nuovi pubblici». 

La Vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop ha ribadito il valore identitario del progetto: «Mascagni è una figura che appartiene profondamente a questo territorio e che rappresenta un motivo di orgoglio anche a livello nazionale. Il festival contribuisce a trasmetterne il lascito, coinvolgendo generazioni e comunità diverse».

Il Direttore artistico Marco Voleri ha sottolineato la visione del progetto: «La settima edizione segna un ulteriore passaggio nel percorso del festival, che mette al centro il repertorio mascagnano attraversandolo con nuovi linguaggi, tra produzioni originali, ricerca artistica e attenzione all’accessibilità».

 Il Sindaco di Livorno Luca Salvetti ha evidenziato il percorso di crescita del festival: «Il Mascagni Festival nasce da un’intuizione che in pochi anni è diventata uno degli appuntamenti culturali più rilevanti per la città. Un progetto che abbiamo costruito e rafforzato nel tempo, rendendolo sempre più centrale per Livorno». 

Per il Comune di Livorno è intervenuta anche l’Assessora alla Cultura Angela Rafanelli: «Portare il festival nel cuore della città è una scelta simbolica, che restituisce la musica di Mascagni a uno spazio condiviso, rafforzando il legame tra i luoghi, la comunità e la sua identità culturale». 

Il Direttore Amministrativo della Fondazione Teatro Goldoni Massimiliano Mautone ha sottolineato la dimensione strategica del festival: «Il Mascagni Festival è parte di una visione che punta a rafforzare il turismo culturale e musicale, creando connessioni tra città e territorio e valorizzando sempre di più il brand Mascagni anche a livello internazionale».

A sottolineare la dimensione di collaborazione è stato anche Savino Zaba, Direttore artistico del Teatro di Cerignola: 

«Questo sodalizio mette in relazione luoghi e percorsi legati alla storia di Mascagni, dando vita a una collaborazione che unisce territori e progettualità nel segno della sua musica». 

Infine, Francesca Albertini Mascagni, del Comitato Promotore Maestro Pietro Mascagni: «Per la famiglia Mascagni il festival rappresenta un’occasione fondamentale per mantenere viva l’eredità del Maestro e rafforzare il legame tra la sua musica, la città di Livorno e il pubblico.»

https://www.goldoniteatro.it/notizie/mascagni-festival-2026-le-date-e-primi-nomi-della-vii-edizione-dal-19-al-23-agosto/

MOSTRA FIRENZE DÉCO ATMOSFERE DEGLI ANNI VENTI. PALAZZO MEDICI RICCARDI


Dal 2 aprile al 25 agosto 2026 Palazzo Medici Riccardi a Firenze ospita Firenze Déco. Atmosfere degli anni Venti, una mostra che restituisce al grande pubblico il ruolo centrale della città nella diffusione dell’Art Déco in Italia ed Europa.

Promossa da Città Metropolitana di Firenze e organizzata da Fondazione MUS.E, l’esposizione – a cura di Lucia Mannini – racconta un decennio di straordinario fermento creativo, in cui Firenze si afferma come laboratorio raffinato di arti applicate, moda, design, teatro e arti decorative.

A cura di: Lucia Mannini

Comitato scientifico: Carlo Sisi (presidente) e Francesca Baldry, Giovanna Lambroni, Vanessa Gavioli, Lucia Mannini, Oliva Rucellai e Valentina Zucchi

In collaborazione con: New York University Villa La Pietra, Museo Richard Ginori, Gabinetto scientifico letterario G.P. Vieusseux

Dove: Museo Mediceo

Media Partner: Art e Dossier

Ceramiche, arredi, gioielli, tessuti, abiti, manifesti pubblicitari e non solo ricostruiscono il clima culturale degli anni Venti, mettendo in dialogo artisti e manifatture che seppero rinnovare la tradizione con uno sguardo aperto alle avanguardie e al gusto internazionale. Dal contributo di Gio Ponti per Richard-Ginori alle ceramiche di Galileo Chini, dalle creazioni di Thayaht ai gioielli ricercati dall’alta società internazionale, dagli albori della produzione fiorentina di Salvatore Ferragamo e di Gucci, dalle magnifiche sete apprezzate da D’Annunzio fino agli accattivanti manifesti pubblicitari: il percorso espositivo propone una lettura ampia e non localistica del Déco fiorentino, evidenziandone la rilevanza nazionale e internazionale.

Un viaggio nelle atmosfere di un’epoca che ha segnato in modo duraturo l’identità moderna della città.

Il percorso si colloca nel contesto internazionale che trova uno dei suoi momenti centrali nella Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes di Parigi del 1925, evento che sancì il successo di un nuovo gusto moderno fondato sull’eleganza, sul lusso e sulla collaborazione tra arti decorative e manifatture. Anche artisti italiani, tra cui numerosi fiorentini, presero parte alla manifestazione parigina, confermando il ruolo attivo della città nella produzione artistica del periodo.

Gli anni Venti furono per l’Italia un periodo di grande fermento culturale. Dopo la fine della Prima guerra mondiale si affermò un rinnovato interesse per le arti applicate, considerate non solo espressione di nuovi valori estetici ma anche risorsa economica e produttiva. 

In questo clima Firenze si propose come un importante centro creativo, grazie alla presenza di artisti e manifatture che seppero mettere a frutto le competenze tecniche confrontandosi con i linguaggi della modernità.

La prima sezione è dedicata ai rapporti tra Firenze e Parigi e al tema delle maschere della Commedia dell’Arte, soggetto ricorrente nella cultura visiva del Déco. Artisti come Umberto Brunelleschi, Alfredo Müller e Gino Carlo Sensani svilupparono un linguaggio ispirato al Settecento galante e ai personaggi della tradizione teatrale italiana, temi che divennero particolarmente diffusi nella grafica, nell’illustrazione e nelle arti decorative degli anni Venti. 

Un ampio nucleo della mostra è dedicato alla produzione ceramica, con particolare attenzione alla manifattura Richard-Ginori, che negli anni Venti ottenne importanti riconoscimenti internazionali.

Il rinnovamento della produzione fu legato all’attività di Gio Ponti, che introdusse nuove forme e decorazioni ispirate tanto alla cultura artistica italiana quanto ai linguaggi moderni del periodo. Accanto alla Richard-Ginori sono presentate anche le esperienze di altre manifatture attive nel territorio fiorentino, quali Cantagalli e le Fornaci San Lorenzo guidate da Galileo Chini, che seppero coniugare tradizione e rinnovamento stilistico.

Una sezione è dedicata alla partecipazione degli artisti e delle manifatture fiorentine alle Biennali di arti decorative di Monza, rassegne fondamentali per la definizione di un linguaggio moderno delle arti applicate italiane. Le esposizioni di Monza rappresentarono infatti un importante momento di confronto tra artisti, artigiani e industrie, contribuendo a definire nuovi orientamenti estetici e produttivi.

 Il percorso prosegue con una sezione dedicata alla pubblicità, ambito nel quale l’influenza del Futurismo contribuì allo sviluppo di nuove forme di comunicazione visiva. Tra i protagonisti figurano cartellonisti come Lucio Venna e Nerino, autori di manifesti e progetti grafici che testimoniano l’importanza crescente della pubblicità nella cultura visiva italiana degli anni Venti.

L’ultima parte della mostra riguarda il mondo della moda e delle produzioni artigianali fiorentine, tra sartorie, manifatture tessili e accessori, come un elegante set da viaggio di Gucci. In questo contesto emerge la figura di Salvatore Ferragamo, che negli anni Venti scelse Firenze come sede della propria attività, contribuendo allo sviluppo di una produzione calzaturiera destinata a una clientela internazionale. 

Tra gli episodi più significativi del periodo si colloca anche la celebre Tuta ideata da Thayaht nel 1920, un indumento concepito come abito universale e funzionale, promosso attraverso una rivoluzionaria campagna di diffusione che ne illustrava le modalità di realizzazione e utilizzo.

https://www.palazzomediciriccardi.it/mostra/firenze-deco/

domingo, 3 de mayo de 2026

INTRODUCTION TO 'HAWAIʻI: A KINGDOM CROSSING OCEANS'. BRITISH MUSEUM. LYBIE, ATRIMOINE RÉVÉLÉ. IMA

Join lead exhibition curator Alice Christophe for a tour of 'Hawaiʻi: a kingdom crossing oceans', exploring how an alliance formed over 200 years ago continues to shape our understanding of this Pacific island nation.

In November 1823, Liholiho (Kamehameha II), King of Hawaiʻi, set out from Honolulu to London with members of the royal Hawaiian court. Their voyage, across two oceans, sought to secure protection and alliance with the British Crown. 

It was a time of tremendous change, driven both internally and externally and as the presence of foreign powers rapidly increased in Hawaiian waters and lands.


 Through this major diplomatic mission, the Hawaiian Kingdom's representatives were also redefining Hawaiʻi's place in the world for the West, not as a distant and isolated group of islands in the North Pacific, but as a global nation with deep cultural roots in expansive international networks. 

 


The exhibition brings these histories into vivid focus by centring movements and stories initiated from Hawaiʻi itself. Building on years of collaboration with Native Hawaiian artists, practitioners and scholars, it traces the journeys of Hawaiian leaders to Britain, reframing these relationships on their own terms. 

Shining new light on exceptional objects and extraordinary stories, Hawaiʻi: a kingdom crossing oceans is a celebration of the artistry and history of Hawaiʻi and embraces multiple ways of knowing and experiencing the ancestral and contemporary works on display.


https://www.britishmuseum.org/exhibitions-events



Exposition

Libye, patrimoine révélé

Depuis près de cinquante ans, la mission archéologique française en Libye explore et valorise un patrimoine exceptionnel, de la préhistoire à l’époque médiévale, sur l’ensemble du territoire libyen. L'exposition illustre et documente leur travail.


Expositions & MuséeJusqu'au 20 octobre 2026

Libye, patrimoine révélé

À travers une sélection de photographies et de vidéos, cette exposition met en lumière le travail scientifique de longue durée…

DU 18E SIÈCLE À LA VAGUE K-POP, MUSÉE GUIMET. PALAZZETTO BRU ZANE, MAZEPPA, CLÉMENCE DE GRANDVAL




 Puissance culturelle majeure, la Corée du Sud modèle désormais les tendances et inspire une génération globalisée. 

Au sommet de cette vague, la K-Beauty impose une approche holistique de la beauté, typiquement coréenne, et établit une véritable esthétique. Dépassant la simple cosmétique, elle forge de nouvelles normes ainsi qu’une imagerie marquante et singulière.

Réunissant des chefs-d’œuvre issus des collections du musée Guimet et de grandes institutions sud-coréennes (peintures, photos, publicités, robes et accessoires de beauté du 18e siècle à nos jours) l’exposition « K-Beauty » en décrypte les codes et montre comment ceux-ci s’inscrivent dans une tradition séculaire, entre équilibre et vertu, naturel et sophistication.

À la fin du 18siècle, la Corée dominée par le courant néo-confucianiste célèbre une esthétique féminine particulière : vêtements fluides, peau pâle, maquillage et coiffures raffinées. 

Les peintres qui immortalisent ces beautés, dont Shin Yun-bok, participent à l’élaboration d’un patrimoine visuel qui influence durablement la culture populaire coréenne. Cette culture raffinée, où les cosmétiques puisent dans la pharmacopée traditionnelle, lie beauté, harmonie et équilibre intérieur.

Han Youngsoo (1933-1999), Myeongdong, 1958, Séoul, Fondation Han Youngsoo © Han Youngsoo

Marqué par des dominations et influences étrangères successives, le 20e siècle en Corée voit l’émergence de codes esthétiques nouveaux. Photographie, cinéma et industrie cosmétique naissante diffusent et ancrent ces nouvelles normes tandis que le « miracle économique coréen » met patrimoine, art et cosmétique au cœur du discours culturel.

Dès les années 2000, la Hallyu (la vague coréenne) consacre le soft power sud-coréen : la K-Beauty, mêlant tradition et innovation, marque le cinéma, la mode, la littérature mais aussi la K-Pop, et conquiert le monde entier.

La manche rouge © Dopamine, CreativeSUMM, Mikang Kang/ Haksan Publishing Co.,Ltd. © Éditions Albin Michel pour l’édition française, département bande dessinée, 2024

À travers cette exposition, les visiteurs découvriront comment s’est consolidée une esthétique proprement coréenne, dont certains canons - forgés depuis le royaume du Joseon tardif (1392-1910) - ont conservé leur attrait jusqu’à nos jours et ont fait l’objet d’hommages et de nombreuses relectures. « K-Beauty » met en lumière l’évolution mais aussi la pérennité du concept de beauté coréenne, de la seconde moitié du 18e siècle au monde contemporain globalisé.

Commissariat :

Claire Bettinelli, musée Guimet

Claire Trinquet Soléry, musée Guimet

Image : Accessoire capillaire, Donation-Lee-Young-hee ©GrandPalaisRMN (Musée Guimet, Paris),ThierryOllivie

Mazeppa Palazzetyto Bru Zane

Clémence de Grandval
Mihhail Gerts direttore
MÜNCHNER RUNDFUNKORCHESTER
CHOR DES BAYERISCHEN RUNDFUNKS

Tassis Christoyannis Mazeppa
Nicole Car Matréna
Julien Dran Iskra
Ante Jerkunica Kotchoubey
Paweł Trojak L'Archimandrita
Serie 'Opera francese' vol. 46 | Registrazione in prima mondiale di BZ 1063
13/03/2026
2 CD - 157 pagine
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'Il soggetto di Mazeppa ha ispirato MIo Clémence de Grandval per scrivere una partitura davvero straordinaria, il cui successo causerà scalpore nel mondo musicale.' Fu con queste parole lusinghiere che la stampa accolse la prima dell'opera in cinque atti di una delle compositrici più frequentemente eseguite nella Francia della fine del XIX secolo. La sua carriera fu regolarmente segnata da recensioni lusinghiere e successi duraturi, che spaziavano da tutti i generi, dalla musica da camera all'oratorio e all'opera.

Tuttavia, Mazeppa, sebbene considerata opera testamentaria, non godette dell'onore di una prima all'Opéra di Parigi e dovette ricorrere a Bordeaux per raccogliere i frutti della gloria. Modello di concisione, questa potente e drammatica opera racconta in poco più di due ore l'apoteosi e la caduta del generale cosacco Ivan Mazeppa, un fuggitivo nell'Ucraina devastata dalla guerra. Si prevedeva che l'opera avrebbe avuto una lunga carriera, ma la successiva evoluzione del linguaggio musicale della Belle Époque, seguita dalla morte del compositore, fece sì che Mazeppa sprofondasse nell'oblio per più di un secolo. Era giunto il momento che il suo eroe tornasse in sella.

Registrato il 17 e 19 gennaio 2025 al Prinzregententheater di Monaco (Germania).
Éditions Choudens – Revisione: Palazzetto Bru Zane.