lunes, 22 de junio de 2026

PANOPLIӔ. ARMI, INGEGNO E POTERE A CASTEL SANT’ANGELO

 19 Giugno 2026

Castel Sant’Angelo inaugura la mostra Panopliæ. Armi, ingegno e potere e riapre le Sale Farnesiane

Dal 20 giugno 2026 Castel Sant’Angelo presenta due importanti novità nel percorso di visita: l’apertura della mostra Panopliæ. Armi, ingegno e potere a Castel Sant’Angelo, dedicata alle collezioni di armi storiche del museo, e la riapertura al pubblico delle Sale Farnesiane, con un nuovo allestimento che ricrea l’atmosfera e le funzioni di un appartamento papale rinascimentale.

La mostra: Panopliæ. Armi, ingegno e potere

La mostra, a cura di Luca Mercuri, direttore dell’istituto, e di Mario Scalini, studioso di armi antiche e già dirigente del Ministero della Cultura, nasce per riportare alla luce un importante patrimonio conservato per lungo tempo nei depositi del museo. Dopo un’ampia campagna di ricognizione, studio e restauro, una prima selezione delle armi storiche del museo è ora nuovamente a disposizione del pubblico.

Il ritorno delle armi è anche un ritorno a casa: in occasione di Panopliæ, infatti, le armi tornano negli ambienti che furono allestiti come Armeria agli esordi del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, restituendo a questi spazi una funzione profondamente legata alla storia del Castello e delle sue collezioni.

Nato come mausoleo dell’imperatore Adriano e trasformato nei secoli in fortezza, residenza papale, prigione di Stato e presidio militare per poi diventare Museo Nazionale nel 1925, Castel Sant’Angelo è il luogo ideale per accogliere questo racconto.

Le collezioni si sono formate nel corso del Novecento attraverso acquisizioni, donazioni e trasferimenti da altri istituti. Tra gli apporti più significativi figurano la raccolta del collezionista Umberto Zanvettori, acquisita nel 1927, i pezzi provenienti dal conoscitore Remo Fedi negli anni Trenta e Quaranta del Novecento e numerosi manufatti giunti da Palazzo Venezia, dal Bargello, dal Museo Artistico Industriale di Roma e da Capodimonte.

Il percorso espositivo si snoda in sei sale e attraversa oltre un millennio di storia, proponendo una lettura per temi ed epoche: il mondo eroico medievale, i grandi committenti del Rinascimento, le corti e le marine del Seicento, la rivoluzione delle armi da fuoco.

Tra i pezzi che il visitatore incontrerà lungo il percorso figurano gli elmi corinzi del VI e V secolo a.C., i reperti più antichi esposti; l’elmetto con visiera a ventaglia forse appartenuto a Roberto Sanseverino, condottiero al servizio della Repubblica di Venezia caduto a Calliano nel 1487, presentato accanto a una riproduzione della sua lastra tombale conservata nel Duomo di Trento; una rara Hakenbüchse tedesca del primo Cinquecento, tra le prime armi da fuoco destinate a trasformare le tecniche di guerra; le armature legate alle grandi dinastie italiane, tra cui il corsaletto da barriera del cardinale Odoardo Farnese attribuito al celebre armoraro Pompeo della Cesa e il morione della guardia personale di Pierluigi Farnese.

Nella sezione dedicata alla tradizione Medici si segnala, invece, grazie al prestito del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il ricongiungimento di un petto con la croce di Malta a due pregiate manopole della collezione di Castel Sant’Angelo riconosciute e restaurate come parte di una medesima armatura realizzata per il giovane Giovan Carlo de’ Medici (1611–1663), presentata in dialogo con il suo ritratto proveniente dalle collezioni delle Gallerie degli Uffizi.

Non mancano le armi utilizzate dalle milizie pontificie, quelle riferibili alla tradizione milanese, napoletana e veneziana, fino alla scatola del revolver donato nel 1864 a Giuseppe Garibaldi dalla scrittrice Caroline Giffard Phillipson, testimonianza dell’ammirazione che la figura di Garibaldi suscitava nel mondo anglosassone.

«Panopliæ – commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma – nasce dalla volontà di restituire a Castel Sant’Angelo una delle funzioni che ne hanno caratterizzato la storia museale: le armi tornano infatti negli spazi dell’Armeria, riallacciando il legame tra le collezioni e il monumento che le ospita. La mostra è il risultato di un importante lavoro di studio, ricerca e restauro delle raccolte conservate nei depositi, oggi nuovamente accessibili al pubblico. Castel Sant’Angelo, fortezza e presidio militare al centro di vicende cruciali come il Sacco di Roma del 1527, rappresenta il contesto ideale per raccontare il mondo di corti, dinastie e conflitti cui molti degli oggetti esposti rimandano. La riapertura delle Sale Farnesiane completa questo percorso, restituendo ambienti che tornano a raccontare la propria storia attraverso il dialogo tra architetture, arredi e opere d’arte.»

I restauri – condotti da Merj Nesi per l’occasione e, precedentemente, da Antonio Mignemi, Nicola Salvioli e Mari Yanagashita – hanno consentito il recupero di nuclei di grande pregio, dei quali è stata ricostruita la provenienza, restituendo alle raccolte di Castel Sant’Angelo un rilievo di assoluto significato anche in un contesto di straordinaria ricchezza quale è Roma.

https://direzionemuseiroma.cultura.gov.it/panopli%D3%95-armi-ingegno-e-potere-a-castel-santangelo/

CARMEN LAFFÓN. VARIACIONES EL MUSEO NACIONAL THYSSEN-BORNEMISZA.EXPOSICIÓN TEMPORAL

 Del 23 de junio al 27 de septiembre de 2026

presentauna gran exposición de la pintora y escultora sevillana Carmen Laffón (1934-2021), segunda mujer en ingresar en la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando de Madrid como académica de número. La muestra gira en torno al personalísimo mundo figurativo de la artista, y presenta las ideas o motivos centrales de sus composiciones, que se repiten como variaciones y series a lo largo de sus más de sesenta años de carrera.


La exposición incluye 77 obras, entre óleos, carboncillos y esculturas, que se organizan en nueve secciones dedicadas a sus iconografías más frecuentes –la muñeca Marcelina, la cuna, los cestos, los armarios, el Coto de Doñana, las viñas, la cal y las salinas–, ofreciendo un diálogo entre piezas tempranas y más tardías.

Laffón comienza representando objetos y paisajes desde una perspectiva realista, pero, a medida que evoluciona, se interesa más por la pintura en sí misma que por lo que representa, llegando casi a alcanzar la abstracción. Realiza sus composiciones a base de veladuras y manchas difuminadas. Su trabajo, cargado de poesía y sentimiento, sigue siendo difícil de clasificar.

Esta muestra monográfica, la primera gran exposición que se le dedica a la artista desde su fallecimiento, a finales de 2021, se centra en la naturaleza muerta y en el paisaje, los dos géneros fundamentales de su extensa obra, realizada entre 1956 y 2021. 


Sus interiores están ocupados por objetos cotidianos como cestos, máquinas de coser y armarios, mientras que los exteriores están relacionados con su vida en Sevilla y Sanlúcar de Barrameda (Cádiz) y recogen azoteas, vistas urbanas y paisajes. Sobre estos motivos, Laffón pinta a menudo variaciones con carboncillo, temple u óleo y, a partir de mediados de 1990, también esculpe. En esta época tardía, la artista se siente más libre e incorpora series de temas más novedosos como el Coto, la viña, la cal o las salinas, que plasma en grandes formatos.

https://www.museothyssen.org/exposiciones/carmen-laffon-


sábado, 20 de junio de 2026

CLÉMENT POTTIER Y LES MUSICIENS DU LOUVRE, MUY SOLVENTES, AUSPICIADOS POR IMPACTA EN EL AUDITORIO NACIONAL, EN SU ÚLTIMA CONVOCATORIA DE ESTA TEMPORADA

Les Musiciens du Louvre. Director Clément Pottier, por enfermedad del titular, Marc Minkowski. Georg Friedrich Haendel y Antonio Vivaldi. Auditorio Nacional. Sala sinfónica. 18 de junio, 2026.

Programa

Georg Friedrich Haendel (1685-1759), Nisi Dominus

Antonio Vivaldi (1678- 1741), Concerto alla rustica. RV 151 en sol mayor

Antonio Vivaldi, Stabat Mater

Pausa

G.F. Händel, Salve Regina

G.F. Händel, Dixit Dominus

Elenco

Songhee Lee, soprano

Lydia Hoen Tjore, soprano

Monika Jägerová, contralto

Arnaud Gluck, contratenor

Petr Nekoranec, tenor

Trevor Eliot Bowes, bajo

Les Musiciens du Louvre

Clément Pottier, director

Coro:

Rose Bonamy, soprano

Lou-Anne Stevenard-Lairé, contralto

Clément Pottier, tenor

Olivier Gourdy, bajo

Clément Pottier, asistente musical de Marc Minkowski, joven prodigio polivalente (toca varios instrumentos, es tenor) nacido en 2002 estuvo al frente de la dirección de este concierto, por enfermedad justificada del Maestro Marc Minkowski, creador (1982) e inspiración del grupo Les Musiciens du Louvre.

Minkowski escribió una carta al público de Madrid justificando su ausencia y expresó: “Recientemente, Pottier ha estado a cargo de la orquesta en la aclamada producción de Giulio Cesare en el Palau de Les Arts de Valencia. También es cantante y lo conozco desde hace diez años a través de la Joven Academia Vocal de Aquitania, con la que he trabajado en Burdeos. Comenzó esta gira como tenor y mañana por la noche (en referencia a la velada del 18 de junio en el Auditorio Nacional) actuará como director. Confío plenamente en su energía y en vuestra capacidad para acoger su dirección”.

Les Musiciens du Louvre en principio tuvo su sede en París. Desde 1987, se ha impuesto en el escenario europeo entre los conjuntos de música barroca y clásica. Desde hace algunos años, sus incursiones en las obras de Offenbach, Berlioz y Bizet también han sido exitosas. Su labor se inscribe en el renacimiento en Francia de la música barroca y, en la práctica de la música interpretada con los instrumentos y en el estilo de su época.

El conjunto destaca por su relectura de obras de Handel, Purcell y Rameau, pero también de Haydn y Mozart, con predilección por la música francesa del siglo XIX. Comenzando con la integral de las sinfonías de Schubert, también han participado en proyectos alrededor de Berlioz (La Sinfonía fantástica, Las Noches de verano, Harold en Italia) y de Jacques Offenbach (en particular La Belle Hélène, y La Grande-duchesse de Gérolstein), pero también de Georges Bizet (Carmen y L'Arlésienne) y Gabriel Fauré (Música de Teatro).

Considerada una de las mejores orquestas del mundo por el diario británico The Guardian, el grupo aborda proyectos en una amplia variedad de repertorio que va desde Monteverdi a Stravinsky, que presenta en Grenoble, en París, en Francia y en el extranjero, con varias giras importantes por el este de Europa, Asia, América del Sur y Japón.

Además está en su propuesta proporcionar una nueva rampa de acceso a los grandes conciertos a través de creaciones musicales originales, proyectos educativos y de sensibilización, en particular, para públicos jóvenes y audiencias más aisladas de los grandes capitales.

Detenerse en la trayectoria y la filosofía de este conjunto francés sería baladí y redundante- es una formación muy conocida- si no fuera por la importancia que tienen también como individuos. Se idolatra siempre a los maestros icónicos, a los nombres más destacados de la interpretación: Minkowski forma parte de este tipo de artistas aclamados con justicia por todos los públicos.

Pero los directores no trabajan solos: hay un esfuerzo personal aquí (en los ensayos, en las casas, tocando, repitiendo las partituras, sin descanso, para volcarlas luego en un ensemble de compañeros músicos) por parte de todos y cada uno de los músicos y los cantantes. Así pues, les Musiciens- como las orquestas o los coros- al margen del renombrado y querido director-tienen un valor y un mérito en sí mismos- Y así lo han demostrado en una noche comprometida, donde se entregaron por completo.

El encuentro musical se abrió con un público que aplaudió- como al final, sobre todo- a la formación, mientras un tímido y discretísimo Clément Pottier ofrecía el ramillete del Nisi Dominus de Haendel, como un comienzo de contacto con las voces, los instrumentos y los presentes. No estaba la sala al completo, arrecia ya el calor en Madrid, pero la audiencia fue muy entusiasta y conocía bien las obras.

En latín medieval- eclesiástico- la partitura es una meditación sentida con la actuación del Coro y algunas voces solistas. Recogimiento y compenetración con la religiosidad luterana, minimalista, pero a la vez emocional, para dejar paso al fantástico Concerto alla rustica, una epifanía vivaldiana que inyectó todavía más energía y entusiasmo al público. La batuta de Pottier y los músicos sonaron vibrantes, pero ajustados a metrónomo, difícil situación en una creación donde es muy fácil dejarse desbordar.

El Stabat Mater, RV 621, de Antonio Vivaldi es la obra vocal de carácter sacro más temprana que se conoce del compositor, proveniente del poema escrito en latín por Jacopone da Todi en el siglo XIII y que describe el lamento de María a los pies de su hijo muerto. La forma musical de la obra está pautada cíclicamente en secuencias de tres movimientos cada una (1-3, 4-6, 7-8, más el Amén).

Según los expertos, es una serie de números religiosos, Stabat mater (Largo: ritornello en fa menor), 2 - Cujus animam gementem (Recitativo que llega a ser arioso adagissimo en do menor); 3 - O quam tristis... Quae moerebat (Andante: ritornello en fa menor). En este recorrido, el joven director supo captar las intensas armonías enfatizando el temperamento afligido ya establecido por la excepcional clave de fa menor.

En los fragmentos 4 a 6 hay un patrón musical que se repite exactamente en el segundo grupo. La progresiva animación culmina en el tercero, donde la voz del poema cambia y el narrador se dirige directamente a María, pidiéndole compartir su dolor.

En el 7, Eia, mater, fons amoris (Largo ritornello en do menor) en una característica textura vivaldiana, sin bajo continuo, con notación con punto para los violines, acompañadas solo por las violas, donde el ritmo se vuelve irregular, la voz se hace más consistente y el acompañamiento de cuerdas más intenso, especialmente en el primer movimiento.

Destacada prestación la de la contralto Monika Jägerová, una cuerda especial que se echa de menos y se valora más por su menor presencia en los conciertos como solista ( se escucha más en el repertorio de ópera). Excelente fiato y desempeño en las agilidades y línea de canto, gracia natural y técnica cuidada, le dieron a su intervención calidad y delicadeza. Notables y graves bien centrados, generosa amplitud en una tesitura sorprendente. 

Con el 8 - Fac ut ardeat cor meum, se evoca una lenta siciliana de suavidad melodiosa y el Amen final (andante pero intenso) añade la dimensión contrapuntística de la sonata de iglesia. Hay que destacar, aparte de la elegancia y la ejecución virtuosa del conjunto en esta primera parte, la compenetración de Pottier con una concertino atentísima que supo convencer.

Muy bien también el bajo Trevor Eliot Bowes, el tenor Petr Nekoranec y las sopranos Lydia Hoen Tjore y Song Hee Lee, sin olvidar al contratenor Arnaud Gluck, una paleta de voces que se unieron a las del Coro Rose Bonamy, soprano, Lou-Anne Stevenard-Lairé, contralto y Olivier Gourdy, bajo, para hacer escandir y declinar (ya que se utiliza aquí el latín, noble y sedoso como lengua vehicular para cantar) la belleza de una música privilegiada para oídos sensibles y empáticos.

Impacta, con un dúo de gestores siempre talentoso e inteligente en sus opciones y propuestas (Enrique Subiela (de Duetto Management) y Enrique Rubio (de iMúsica), ha brindado de nuevo al público la posibilidad de acceder al Auditorio Nacional con precios competitivos y la seguridad de cada experiencia va a resultar un verdadero disfrute por las obras y los artistas convocados. Ya han presentado su próxima temporada en un encuentro con la prensa.

El director de Les Musiciens, emocionado pero contenido (aunque se nota su extrema juventud y frescura en todo), ofreció con Les musiciens tres “encore” pertenecientes al programa ya interpretados.

Confiemos en que el maestro Minkowski supere rápidamente los problemas de salud que le han imposibilitado asistir al cierre del ciclo de la temporada (los artistas trabajan demasiado y la exigencia siempre es máxima), siempre se lo echa de menos, pero agradecemos de verdad la oportunidad de haber disfrutado de este concierto con Clément Pottier (con otras manos, otra sensibilidad y otra psicología).Teniendo toda la vida musical por delante (y otras), ha dibujado ya, de nuevo en España, una velada para recordar. Caudalosa.

Alicia Perris

Fotos 1 y 2, Julio Serrano, 3, Clément Pottier Home

RICCARDO MUTI NOMMÉ "CHEF ÉMÉRITE" DE L’ORCHESTRE NATIONAL DE FRANCE

Ce titre rend hommage à l'"engagement exceptionnel" de Riccardo Muti envers l’ONF. La formation entretient en effet depuis 1980 un lien privilégié avec le chef italien.

Par Louis-Valentin Lopez 

Un témoignage du "lien unique qui l'unit à cette formation". Le chef d'orchestre italien Riccardo Muti, considéré comme l'un des plus grands de sa génération, se voit décerner ce jeudi le titre de "Chef émérite de l'Orchestre national de France". Il s'agissait de rendre hommage à "son engagement exceptionnel et à sa fidélité envers l’ONF", explique Michel Orier, directeur de la musique et de la création à Radio France : "Cette relation profonde a marqué des générations de musiciens et continue de les inspirer aujourd’hui. 

Elle fait de Riccardo Muti, immense figure de la direction d’orchestre, bien davantage qu’un chef invité : un modèle pour les générations futures et, à bien des égards, une figure solaire pour les musiciens."

L'Orchestre national de France entretient effectivement un lien fort et privilégié avec le chef de 84 ans. Ce dernier l'a dirigé pour la toute première fois le 11 mars 1980 au Théâtre des Champs-Élysées, dans un programme qui mêlait Schumann, Manuel de Falla et Mozart. Le TCE devient dès lors l'écrin de nombreuses collaborations entre Riccardo Muti et l'ONF, notamment en 2014 pour les 80 ans de la formation. Le maestro a également dirigé le National à la salle Pleyel, et de nombreuses fois au Festival de Saint-Denis, un long compagnonnage qui a débuté le 12 juin 1982 autour du Requiem de Verdi.

Riccardo Muti avait fait ses débuts à l'Auditorium de Radio France en mai 2018, avec la Symphonie n° 4 de Schumann et le Concerto pour violon de Brahms, révélant la jeune Coréenne Ye­ Eun Choi. Son dernier concert à la tête de l'Orchestre national de France (et du Chœur de Radio France) était consacré au Requiem de Verdi -encore - à la Philharmonie de Paris, en octobre 2024. Il dirigera de nouveau l'orchestre ce jeudi soir dans un programme italien et russe réunissant Verdi, Alfredo Catalani et la Symphonie n°4 de Tchaïkovski, concert retransmis en direct sur France Musique.

https://www.radiofrance.fr/francemusique/riccardo-muti-nomme-chef-emerite-de-l-orchestre-national-de-france-2393750

miércoles, 17 de junio de 2026

NATHALIE STUTZMANN NOMMÉE À LA TÊTE DE L'OPMC

 


LA MOSTRA "ETRUSCHI E VENETI" A PALAZZO DUCALE A VENEZIA: LA CURATRICE CHIARA SQUARCINA

Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia e curatrice della mostra "Etruschi e Veneti", spiega ad "archeologiavocidalpassato.com" l'importanza dell'esposizione che esplora il ruolo fondamentale dell’acqua nelle pratiche religiose e nella vita sociale di Etruschi e Veneti nel I millennio a.C.


NATCHIQ | ONKEEHQ | ISUWIQ. INDIGENOUS ARTISTS HONOR THE SEAL EXPOSITION LA MARINE ET LES PEINTRES. MUSÉE DE LA MARINE

April 4 – October 25, 2026

Museum Galleries, Indigenous Art

All seafaring peoples hold relationships to the wild beings living in the waters they call home. Many Indigenous peoples maintain deep ancestral connections with seals.  This exhibition witnesses those relationships across many coasts, honoring everything seals give to us.


Organized by guest curators Nadia Jackinsky-Sethi (Alutiiq), Erin Ggaadimits Ivalu Gingrich (Inupiaq), and Elizabeth James-Perry (Wampanoag), this exhibition highlights seals as a cultural connector for Native communities in Alaska and Inuit Nunangat, showcasing works from the early 1900s to the present.

 Inuit prints, drawings, and carvings from Kinngait and Labrador, Canada, are presented in conversation with contemporary textiles, photographs, and installations by Alaska Native and Inuit artists, exploring new and traditional technologies and personal narratives.

Other contributors include RISD Museum curators María Fernanda Mancera, Conor Moynihan Bonacossa, Kate Irvin, and Dominic Molon. The exhibition was first conceived by RISD faculty member and former curator Laurie Brewer.

https://risdmuseum.org/exhibitions-events/exhibitions/natchiq-onkeehq-isuwiq


EXPOSITION
La Marine et les peintres, quatre siècles d’art et de pouvoir

Jusqu’au 2 août 2026, Paris, Musée de la Marine

À l’occasion des 400 ans de la Marine, le Musée national de la Marine à Paris dévoile une exposition réunissant près de 150 œuvres de plus de 90 artistes. Du XVIIᵉ au XXᵉ siècle, découvrez comment peintres et pouvoirs ont façonné l’imaginaire maritime à travers batailles navales, ports majestueux et visions de la mer. De Claude Lorrain à Manet, Signac ou Marquet, le parcours mêle art et histoire. Une immersion  au cœur de quatre siècles de création, et de conquête des mers.

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