– Quando, per motivi anagrafici si è
costretti a scegliere, ma si ricerca ancora il meglio... si cerca di puntare al
non ovvio e banalmente rassicurante, ma ci si vuole immergere in capolavori
unici e spettacolari; ecco che certamente ‘Les Dialogues des Carmelites’ di
Francis Poulenc, rispondono esattamente a questa puntuale esigenza di bello e
coinvolgente!
4 aprile 2026
Yves Abel
direttore d'orchestra
Robert Carsen
regia
Christophe Gayral
ripresa della regia
Michael Levine
scene
Falk Bauer costumi
Robert Carsen, Cor
van den Brink luci
Philippe Giraudeau
coreografia
Ian Burton
drammaturgia
Alejandra Gonzalez
assistente alle scene
Bettina
Hinteregger assistente ai costumi
Gea Garatti Ansini
maestro del coro
Orchestra e Coro
del Teatro Regio
Allestimento Dutch
National Opera
OPERA IN TRE ATTI
E DODICI QUADRI
Musica di Francis
Poulenc
Libretto di
Francis Poulenc
tratto dal dramma di Georges
Bernanos (adattamento autorizzato da Emmet Lavery, basato su un racconto di
Gertrud von Le Fort e una sceneggiatura di Padre Bruckberger e Philippe
Agostini)
Prima rappresentazione
assoluta:
Milano, Teatro alla Scala,
26/01/1957
Marchese de La
Force Baritono Jean-Francois Lapointe
Blanche de La
Force Soprano Ekaterina Bakanova
Cavaliere de La
Force Tenore Valentin Thill
Madame de Croissy
Contralto Sylvie Brunet-Grupposo
Madame Lidoine
Soprano Sally Matthews
Madre Marie
Mezzosoprano Antoinette Dennefeld
Suor Constance
Soprano Francesca Pia Vitale
Madre Jeanne
Contralto Lorrie Garcia
Suor Mathilde
Mezzosoprano Martina Myskohlid (Regio Ensemble)
Il cappellano
Tenore Krystian Adam
L'ufficiale e
Thierry Baritono Roberto Accurso
Il carceriere e
Secondo
Commissario Baritono Isaac Galan
Monsieur Javelinot
Baritono Eduardo Martínez (Regio Ensemble)
Primo Commissario
Tenore Matthieu Justine
Musica ossessivamente e
meravigliosamente ipnotizzante, dai toni e significati più estesi, agisce sullo
stato d’animo delle spettatore e sulle sue energie vitali come un potente
farmaco, senza controindicazioni...fa solo bene allo spirito ed alla mente, nonostante
una narrazione potente psicologicamente e socialmente impetuosa e terribile.
A quasi settant’anni dalla sua
prima rappresentazione e nonostante gli iniziali limiti imposti dalla critica
per contenuti ed aspetti reazionari, costituisce uno dei più colossali
monumenti compositivi del xx secolo! Nonostante risulti veramente difficile
esprimere ancora nuovi concetti sui ‘Dialoghi’ resta tuttavia lo spazio per
riconfermare l’esaltante passione che nella messa in scena curata da Robert
Carsen raggiunge livelli espressivi non facilmente superabili.
Per restare su Carsen credo che
lavori con le quattro operazioni matematiche, ovvero sa quando è il momento di
addizionare o addirittura moltiplicare le scene (vedasi in Salomè) e conosce
bene il momento della divisione o sottrazione come nei ‘Dialoghi’ già visti
anni fa alla Scala di Milano e che conservano intatto l’affascinamento ed il
coinvolgimento, senza mai perdere di vista la musica, la scena, la narrazione e
lo spettatore, non deludendo mai ed attraendo sempre.
In ‘Dialoghi’ la scena non solo
è scevra da orpelli, ma quasi nuda con il grigio imperante che sottolinea
l’ovattamento che circoscrive un evento vissuto ed immerso in un truce e
sanguinario momento di fine settecento. Veramente toccante il momento finale
della decapitazione delle suore che una ad una, decapitate da musica potente e
da canto di rassegnazione, cadono a terra !
La severità, la rassegnazione
contemplativa, l’obbedienza ed il dubbio vengono estrapolati con la grande
maestria di tutti i coinvolti del Teatro e i realizzatori.
La direzione di Ives Abel il
quale conosce profondamente l’opera e la regia di Carsen, avendola cresciuta
musicalmente fin dalla nascita, estrae l’impercettibile e scorre da lentezze
emotive ai vigori dell’azione e delle tempeste interiori, insieme all’ottima
orchestra del teatro.
Gea Garatti Ansini, al suo
primo impegno al Regio di Torino, mantiene l’ottimo livello del Coro che ben
unito vanta abilissimi artisti che regalano sempre un plus che fa vibrare le
corde più intime.
Ekaterina Bakanova
indubbiamente è nel personaggio turbato, pieno di timori e dubbi e vocalmente
ben impostata, rende una Blache apprensiva ed esaltata dalla fede. L’anziana
priora muore toccata dal dubbio finale che cerca di non tradire con la giovane
Blanche e Sylvie Brunet-Grupposo è incastonata nel personaggio come un diamante
lo è nella montatura, esprimendo possanza ed autorevolezza seppur consapevole
della fine; la nuova priora Sally Mattews si trova a confrontarsi, seppur
timbricamente diverse, con l’interpretazione della prima priora e non è prova
facile, ma che supera.
Apprezzabili le altre suore
quali Suor Constance -Francesca Pia Vitale- e Antoinette Dennefeld (Mère Marie
de l’Incarnation), Lorrie Garcia (Mère Jeanne de l’Enfant Jésus), e Martina
Myskohlid (Soeur Mathilde).
Il Marquis de la Force
intcontra Jean-François Lapointe che rende il personaggio con personalità
elegante, parimenti a Krystian Adam il quale presenta un Cappellano credibile e
motivato, oltre a Valentin Thill che soddisfa come interpretazione e canto.
Gli altri molteplici interpreti
non deludono di certo e integrati con la narrazione, la superba musica e i
ruoli scenici e coreografici, danno una visione complessiva di bellezza e
ricercata raffinatezza narrativa.
Mi risulta spontaneo ricordare
alcuni momenti, quale l’incontro del fratello con Blanche che si parlano
attraverso un muro separatore conventuale fatto da una linea di suore velate,
oppure le sobrie panche ai lati, le sedie rovesciate nel momento del caos
piuttosto che musicalmente l’Ave Maria, l’Ave Verum ed il Salve Regina insieme
ad un finale travolgente…
Aspiro al fatto che che una
simile musica non morrà mai ed aiuterà il mondo a risollevarsi dalle brutture
congiunturali, ambientali, sociali ed umane,
La Musica vince sempre.
Renzo Bellardone
credit foyo :
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