jueves, 29 de febrero de 2024

MÚSICA DEL ANDALUS A LA ANDALUCÍA MEDIEVAL EN LA ZARZUELA. DE NITTIS PITTORE DELLA VITA MODERNA. PALAZZO REAL EMILANO


NOTAS DEL AMBIGÚ. 'DE AL-ÁNDALUS A LA ANDALUCÍA MEDIEVAL'

Leer más

Ciclo Notas del Ambigú

De Al-Ándalus a la Andalucía Medieval

Teatro de la Zarzuela. Lunes 4 de marzo, a las 20h00

Eduardo Paniagua nos transporta a la Baja Edad Media ibérica,

donde castellano y andalusí se dan la mano a través de música y poesía

 

Madrid, 1 de marzo de 2024.- La nueva propuesta del ciclo Notas del Ambigú del Teatro de la Zarzuela viene plagada de exquisitez y exotismoEduardo Paniagua, gran especialista en el ámbito de la música medieval, nos transportará a través de las cántigas Alfonsíes y canciones andalusíes, a la Baja Edad Media ibérica en la que, más allá de los enfrentamientos bélicos, el castellano y el andalusí se dan la mano con la alianza de música y poesía. Será el próximo lunes, 4 de marzo (20h00) en el Ambigú del Teatro y, como ya es costumbre en este ciclo, con las entradas agotadas.

Con la participación de los músicos César Carazo (canto árabe, galaicoportugués y fídula), Wafir Sheik (canto y laud árabe) y Jaime Muñoz (gaitas, flautas y cornamusa), dirigidos por Eduardo Paniagua (qanún, flautas, pandero y canto), el público emprenderá un viaje por una época de fronteras y conquistas, en un tiempo en que en paralelo a los campos de batalla reales, existió una guerra cultural a través de un delicado refinamiento y especial cuidado de las Artes con mayúsculas. Se trata de un mágico recorrido por nuestra herencia, por nuestro patrimonio más exquisito y exótico, donde las diferencias y los conflictos de ambos bandos, el castellano y el andalusí, desaparecen en una apoteosis de música y poesía.

Por su trabajo y por la difusión de estas músicas inéditas, Eduardo Paniagua recibe desde hace años excelentes críticas y premios internacionales.

La Edad Media tuvo un papel definitivo en la formación de España. Una visión global de la música de la España medieval ha de tener en cuenta Al-Andalus, ya que en el aspecto cultural y musical tuvieron una extraordinaria interrelación.

La música hispanomusulmana nos proporciona un ejemplo de simbiosis cultural de ricos frutos mezclando los logros musulmanes y cristianos en el crisol andalusí a lo largo de más de siete siglos. Constata que la civilización medieval es un todo homogéneo. Su tesoro musical, con el avance de los reinos cristianos del norte, y especialmente al finalizar la permanencia musulmana en la península Ibérica tras la expulsión de los Moriscos en 1609, pasa al Magreb donde hoy pervive. La conservación de esta joya musical es casi un milagro y su estudio y recuperación es un regalo para el patrimonio musical de Occidente y de la humanidad.

Las Cantigas de Santa María, comprendidas en cuatro códices de pergamino del siglo XIII, constituye la obra lírica más importante de la España medieval, y está considerada como la obra más personal de Alfonso X. El repertorio es de extraordinaria riqueza ya que sus melodías son todas distintas y originales. El mundo andalusí también se refleja en ellas. Compuestas y compiladas en el Alcázar de Sevilla, los códices que las guardan contienen asimismo las más valiosas miniaturas del siglo XIII.

PALAZZO REALE DI MILANO. GIUSEPPE DE NITTIS 


dal 24.02.2024 al 30.06.2024

Per la prima volta Palazzo Reale celebra in una monografica il talento di Giuseppe De Nittis esponendo circa 90 dipinti, tra oli e pastelli, provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private, italiane e straniere, tra cui il Musée d’Orsay e il Petit Palais di Parigi, i Musée des Beaux-Arts di Reims e di Dunquerke, gli Uffizi di Firenze - solo per citarne alcuni - oltre allo straordinario nucleo di opere conservate alla GAM di Milano e una selezione dalla Pinacoteca di Barletta, intitolata al Pittore, che ne conserva un eccezionale numero a seguito del lascito testamentario della vedova Leontine De Nittis.


La consacrazione di Giuseppe de Nittis come uno dei grandi protagonisti della pittura dell’Ottocento europeo è avvenuta grazie alla fortuna espositiva di cui ha goduto a partire dalla magnifica retrospettiva dedicatagli nel 1914 dalla XI Biennale di Venezia. Altre tappe fondamentali sono state la mostra Giuseppe De Nittis. 

La modernité élégante allestita a Parigi al Petit Palais nel 2010-11, e nel 2013 la fondamentale monografica a lui dedicata a Padova a Palazzo Zabarella.


In DE NITTIS. Pittore della vita moderna si intende esaltare la statura internazionale di un pittore che è stato, insieme a Boldini, il più grande degli italiani a Parigi, dove è riuscito a reggere il confronto con Manet, Degas e gli impressionisti, con cui ha saputo condividere, pur nella diversità del linguaggio pittorico, l’aspirazione a rivoluzionare l’idea stessa della pittura, scardinando una volta per sempre la gerarchia dei generi per raggiungere quell’autonomia dell’arte che è stata la massima aspirazione della modernità.

I francesi e De Nittis, che si è sempre sentito profondamente parigino di adozione, hanno affrontato gli stessi temi, come il paesaggio, il ritratto e la rappresentazione della vita moderna che De Nittis ha saputo catturare lungo le strade delle due metropoli da lui frequentate, in quegli anni grandi capitali europee dell’arte: Parigi e Londra. 

Ha saputo rappresentare con le due metropoli, in una straordinaria pittura en plein air, i luoghi privilegiati della mitologia della modernità, che saranno collocati al centro di un percorso espositivo che si sviluppa lungo un arco temporale di vent’anni, dal 1864 al 1884, ricostruendo un’avventura pittorica assolutamente straordinaria, conclusasi prematuramente con la sua scomparsa a soli 38 anni di età.

I risultati da lui raggiunti si devono a un’innata genialità, alla capacità di sapersi confrontare con i maggiori artisti del suo tempo, alla sua curiosità intellettuale, alla sua disponibilità verso altri linguaggi. È inoltre tra gli artisti dell’epoca che meglio si è saputo misurare con la pittura giapponese allora diventata di moda.

Tutto questo sarà sottolineato dalla mostra e dal ricco catalogo Silvana Editoriale.

https://www.palazzorealemilano.it/mostre/pittore-della-vita-moderna

MARIO GIACOMELLI. QUESTO RICORDO LO VORREI RACCONTARE. CONDUCTOR VLADIMIR JUROWSKI, HONORARY KINGHT COMMANDE OF THE MOST EXCELLENT ORDER OF THE B.E/kbe)

 “Questo ricordo lo vorrei raccontare” di Mario Giacomelli

A cura di Katiuscia Biondi Giacomelli

25 febbraio – 19 maggio 2024

Museo di Fotografia Contemporanea

Inaugurazione sabato 24 febbraio 2024 ore 17.00

Il Museo di Fotografia Contemporanea presenta al pubblico l’ultimo lavoro di uno dei grandi maestri della fotografia italiana, Mario Giacomelli.

La serie Questo ricordo lo vorrei raccontare viene creata dall’artista pochi mesi prima della morte componendo immagini realizzate negli anni immediatamente precedenti e ribadisce l’unione inscindibile tra arte, forma e vita che ne caratterizza l’intera opera. Si tratta di un lavoro intimo e visionario, che si muove su un piano fortemente simbolico e che presenta una dimensione di messa in scena e di performance sorprendentemente contemporanei.

La mostra,
in collaborazione con Archivio Mario Giacomelli, si sviluppa attraverso le due sale espositive del Museo.

Al primo piano oltre 400 provini originali, un inedito documento video e alcuni materiali provenienti dall’archivio dell’artista consentono di ricostruire nei dettagli il processo, quasi un rituale, di creazione delle immagini e di costruzione del lavoro.

La sala al secondo piano presenta la selezione delle opere, 66 stampe vintage, che compongono la serie.

Tutti i materiali originali in mostra provengono dall’Archivio Mario Giacomelli.

Il Mufoco conserva nelle collezioni 65 opere vintage dell’artista, appartenenti alle serie Presa di coscienza sulla natura, Metamorfosi della terra e Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

https://mufoco.org/questo-ricordo-lo-vorrei-raccontare-di-mario-giacomelli/


imgartists的头像

Conductor

Vladimir Jurowski

has been appointed as an

Honorary Knight Commander of the Most Excellent Order of the British Empire (KBE)


This honour is conferred by His Majesty King Charles III on the advice of the British Secretary of State for Foreign, Commonwealth and Development Affairs, in recognition of his services to music and the arts.

Read more via the link in our story.

AL MUSEO EGIZIO, TORINO. MICHELE SANCISI E SIMONE ANNICHIARICO PRESENTANO IL LIBRO: "100% WALTER CHIARI. BIOGRAFIA DI UN GENIO IRREGOLARE" - BALDINI+CASTOLDI

 
 
 
Prenota il tuo posto
 
 
Non perderti l'evento
 
 
Prenota ora il tuo posto
 
 
Prenota ora il tuo posto
 

 

CENTENARIO DE WALTER CHIARI


Interviene Aldo Grasso, saranno presenti Patrizia Caselli e altri ospiti a sorpresa

Nel centenario dell’attore e autore, nato l’8 marzo 1924, esce la prima completa biografia di Walter Chiari, firmata da Michele Sancisi con la collaborazione del figlio di Chiari, Simone Annicchiarico.


 Questo libro, ricchissimo di testimonianze e documenti inediti, raccoglie aneddoti sorprendenti e spassosi, facendo al contempo luce su alcuni passaggi controversi della sua vita. Nato a Verona da un’umile famiglia pugliese e diventato milanese negli anni Trenta, si è affermato come re della rivista, per poi esordire nel cinema, dove ha interpretato più di cento film.

 Dagli anni Cinquanta è stato un popolare volto della Tv in storiche trasmissioni come Canzonissima e Studio Uno. 

Ha battuto per decenni record d’incassi del teatro brillante e riempito le pagine della stampa patinata con innumerevoli avventure sentimentali. 

Campione di stile ed eleganza italiani, Chiari ha vissuto 67 anni a cento all’ora.

 Tra queste pagine, che accostano il calore e l’intimità dello sguardo familiare al profondo rigore documentaristico, scopriamo anche un uomo timido e romantico, segnato da lati oscuri e dipendenze, al centro di clamorosi episodi giudiziari che ne hanno minato la fama.

Un uomo che nonostante tutto ha saputo risollevarsi e tornare sulla cresta dell’onda, grazie all’amore del suo pubblico e a un talento destinato a giungere intatto fino a noi.

https://eventi.mondadoristore.it/it/event/2024/03/06/michele-sancisi-e-simone-annichiarico-presentano-il-libro-100-walter-c/16143/



THE ZONE OF INTEREST | THE MAKING OF | OFFICIAL DRAYTON HOUSE, LES MÉSAVENTURES DDU "VRAI" SALTBURN

From writer/director Jonathan Glazer and starring Sandra Hüller, Christian Friedel, and Ralph Herforth. THE ZONE OF INTEREST


Drayton House, les mésaventures du "vrai" Saltburn

Par Hari Seldon | 03 mars 2024, 08h00

 Une image du film Saltburn (2023) montrant Oliver (Barry Keoghan) arrivant à Drayton House.
Une image du film Saltburn (2023) montrant Oliver (Barry Keoghan) arrivant à Drayton House.© Capital Pictures / KCS PRESSE

Victime du succès du film Saltburn d'Emerald Fennell, sorti en décembre 2023 sur Amazon Prime, Drayton House, la demeure anglaise où a été tourné le long-métrage, est désormais pris d’assaut par les curieux. Au grand dam de ses propriétaires.

Sorti en décembre 2023 sur la plateforme Amazon Prime, Saltburn, réalisé par Emerald Fennell (L'actrice qui a interprété Camilla Parker Bowles dans les saisons 3 et 4 de The Crown, ndlr), raconte la descente aux enfers d’un étudiant boursier d’Oxford, invité à passer ses vacances dans le somptueux manoir d’un de ses camarades, dans une débauche d’alcool, de drogue, de sexe, de luxe et de folles soirées. Le véritable nom du château qui sert de décor à ce drame passablement décadent ne devait pas être révélé... Mais ce secret de Polichinelle a vite été éventé, notamment par le magazine Tatler qui a immédiatement identifié les intérieurs de Drayton House, l’une des plus somptueuses demeures du Northamptonshire, près de la localité de Lowick. Détenteur du "Grade I", réservé aux bâtiments d’un intérêt historique exceptionnel, l’équivalent du classement français par les Monuments historiques, l'immense résidence de 127 pièces se dresse sur un domaine de plus de 80 hectares. 

MARKING RESILIENCE: INDIGENOUS NORTH AMERICAN PRINTS. MFA BOSTON

Resilience often manifests in work by Indigenous North American artists, for example in its content or simply by increasing visibility to combat erasure in representation. Some Native artists have used the collaborative medium of printmaking as a way of reclaiming their histories and addressing the challenges their communities face today.

Celebrating a growing area of the MFA’s collection, “Marking Resilience: Indigenous North American Prints” features 30 newly acquired works—all sharing resilience as a theme—by Indigenous artists from the United States and Canada. Mostly created through residencies at print studios such as Crow’s Shadow Institute of the Arts, Tamarind Institute, and High Point, these prints represent artistic forays into a medium outside their creators’ typical practices as an opportunity to experiment and reconceptualize significant subjects.

Both emerging and established artists are featured, including Dyani White Hawk, James Luna, Jaune Quick-to-See Smith, Marie Watt, and Jeffrey Gibson. Beyond making art, some, like Smith, are also activists, driven by a desire to improve cultural and political representation for Native Americans and the conditions of their homelands. Rooted in their specific communities, these prints demonstrate the creativity and experimentation of diverse contemporary artists.

This exhibition is organized in collaboration with artist and professor Duane Slick (Meskwaki/Ho-Chunk). It will be followed by a second exhibition of Indigenous North American prints, one exploring ancestry and place, in May 2024.

https://www.mfa.org/exhibition/marking-resilience-indigenous-north-american-prints

DIÁLOGO ENTRE LA JOYERÍA TRADICIONAL Y LA CONTEMPORÁNEA. MUSEO DEL TRAJE. SALON DU DESSIN

 Recorre la mejor creación contemporánea española a través de la lectura común de aquellas raíces atávicas que la conectan con la tradición joyera que custodia el Museo del Traje.

Las comisarias Concha Herranz, conservadora de la colección de joyas del Museo del Traje y Helena Rohner, diseñadora de joyas, reflexionan, a través de la museografía de Marta Muñoz, sobre qué es la joyería moderna, dónde hunde sus raíces y cuál es su trascendencia dentro del concepto más amplio de “moda”. Las joyas tradicionales dialogan con las creaciones de representativos artistas de joyería contemporánea en España a través de elementos en común que revitalizan la pervivencia de la creatividad como nexo que une ambas formas de hacer y de pensar las joyas.

La posibilidad de adornarnos, de distinguirnos, de enfrentarnos, de protegernos…, a través de distintos objetos, carga de percepciones individuales esas pequeñas esculturas íntimas que son las joyas y que incorporamos a nuestro cuerpo y a nuestra identidad a través de un proceso en el que participan sentimientos, creencias, conocimientos y experiencias.


La exposición evita la cronología en la que fueron creadas las piezas para centrarse en su temática, su capacidad como símbolo, el uso para el que fueron concebidas y el diálogo personal y colectivo que generan, para sentar las bases de una nueva historia de la joyería española.

Este proyecto se enmarca dentro del Madrid Design FestivalEnlace externo, se abre en ventana nueva Nueva ventana es un evento internacional que abarca todas las disciplinas de diseño y tiene como objetivo convertir a Madrid en la capital del diseño y situarla en un lugar privilegiado en el contexto internacional.

Un total de 200 piezas, procedentes en su mayoría de la colección del Museo del Traje, junto con préstamos procedentes del Disseny Hub de Barcelona, del Museo de Artes Decorativas de Madrid y de 40 prestadores particulares, cómo Joaquín Berao, Chus Burés, Chelo Sastre, Andrés Gallardo, Enric Majoral, Luisa del Valle, Vicente Gracia o Suma Cruz, entre otros.

Lugar: Sala de exposiciones temporales, primera plantaFechas: 25 de enero - 5 de mayo 2024Comisariado: Concha Herranz y Helena RohnerCoordinación: María del Mar Belver y Mariana JiménezDiseño de museografía: Marta MuñozOrganiza: Museo del TrajeColabora: Cosentino

Entrada libre hasta completar aforo

https://www.cultura.gob.es/mtraje/exposicion/temporales/2024/escultura-timida.html