miércoles, 18 de febrero de 2026

ΠΡΟΠΩΛΗΣΗ ΜΗΔΕΙΑ ΕΠΙΔΑΥΡΟΣ 2026 - PRESALE MEDEA EPIDAURUS 2026, EPIDAURO, GREECE. VENEZIA: LE STANZE DELLA FOTOGRAFIA









COMUNICATO STAMPA


Sono state presentate oggi alla stampa le mostre


HORST P. HORST
La Geometria della Grazia

a cura di Anne Morin in collaborazione con Denis Curti
dal 21 febbraio al 5 luglio 2026
 


AHMET ERTUĞ
Beyond the vanishing point

a cura di Denis Curti
dal 21 febbraio al 6 aprile 2026



Le Stanze della Fotografia - Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
Foto di Andrea Avezzù

Venezia, 20 febbraio 2026 – Le Stanze della Fotografia sull’Isola di San Giorgio a Venezia, iniziativa congiunta di Marsilio Arte e Fondazione Giorgio Cini, hanno presentato oggi alla stampa le mostre Horst P. Horst. La Geometria della Grazia (dal 21 febbraio al 5 luglio 2026) e Ahmet Ertuğ. Beyond the Vanishing Point (dal 21 febbraio al 6 aprile 2026).

HORST P. HORST. LA GEOMETRIA DELLA GRAZIA
Curata da Anne Morin in collaborazione con Denis Curti, la mostra propone una rilettura originale e trasversale dell’opera di Horst P. Horst, restituendone tutta la complessità oltre i confini della fotografia di moda che lo consacrò sulle pagine di Vogue. Il percorso espositivo lo reinserisce infatti nel più ampio e imprescindibile contesto dei riferimenti alla cultura classica e al vivace mondo dell’intellighenzia europea e americana del Novecento, con cui Horst dialogò costantemente.

Horst P. Horst. La Geometria della Grazia è la più ampia e significativa mostra mai dedicata al celebre fotografo: riunisce oltre 400 opere, di cui circa la metà esposte per la prima volta, molte delle quali stampe vintage originali, affiancate da materiali d’archivio e documenti inediti come riviste d’epoca, disegni preparatori, schizzi e sketchbook, lettere indirizzate a Horst da Coco Chanel o Salvador Dalí, oltre a proiezioni e slideshow di immagini.

L'opera di Horst P. Horst trasforma la fotografia in un'architettura di luce, dove ogni immagine è un'equazione visiva tra linea, volume e spazio. Oltre alla semplice illustrazione, il fotografo, da sempre legato alla moda e all’architettura e al paesaggio, coglie la logica interna delle forme, convertendo i tessuti in volumi e componendo l'immagine in una dimensione metafisica ed eterna.
In questa visione, la luce agisce come principio organizzatore capace di fondere arcaico e moderno in un equilibrio silenzioso. La fotografia diventa così un linguaggio della proporzione, uno spazio in cui la costruzione razionale assume un carattere sacro e atemporale. Lontano dal mero esercizio estetico, Horst concepisce l’immagine come un’architettura di forme e luce, un linguaggio rigoroso e sensuale insieme. Le sue fotografie, costruite secondo rapporti proporzionali precisi, rimandano a quella ricerca di perfezione che attraversa l’intera storia dell’arte, da Fidia a Le Corbusier, suo maestro negli anni parigini.

Prima di dedicarsi alla fotografia, infatti, Horst studia architettura ad Amburgo e Parigi, dove collabora con Walter Gropius e con il grande architetto svizzero, naturalizzato francese, Le Corbusier. Nelle sue composizioni – costruite come vere architetture visive – si riflettono i principi del Bauhaus e la tensione verso lo “spazio minimo”, concetto cardine dell’architettura moderna. Questa disciplina formale diventa cifra di uno stile unico: Horst trasforma la fotografia di moda in un esercizio di armonia, un incontro tra modernismo e classicità, tra rigore e sensualità.

Nato nel 1906 a Weissenfels-an-der-Saale, Horst Paul Albert Bohrmann – poi noto come Horst P. Horst – inizia la sua carriera come assistente del fotografo George Hoyningen-Huene a Parigi, dove entra in contatto con figure come Coco Chanel, Jean Cocteau e Marie-Laure de Noailles.
Dal 1931 collabora con Vogue, imponendosi per la sua eleganza formale e la sua sensibilità scenografica. Nel 1939, prima di trasferirsi definitivamente a New York, in Francia realizza la celebre Corset Mainbocher, divenuta un’icona della storia della fotografia.
Durante la Seconda guerra mondiale serve nell’esercito americano e nel dopoguerra torna a lavorare per Vogue House & Garden, ampliando i suoi orizzonti verso la fotografia botanica e d’interni. Fino agli anni Novanta continua a creare con instancabile curiosità e precisione formale, fino alla sua scomparsa nel 1999 a Palm Beach, in Florida.

Sabato 21 febbraio alle ore 11, presso Le Stanze della Fotografia nell'Isola di San Giorgio Maggiore, si terrà una visita guidata esclusiva in lingua inglese condotta dalla curatrice Anne Morin. La partecipazione è inclusa nel biglietto d'ingresso, ma richiede la prenotazione obbligatoria tramite registrazione online.

Foto di Andrea Avezzù

AHMET ERTUĞ. BEYOND THE VANISHING POINT
La mostra Ahmet Ertuğ. Beyond the vanishing point curata da Denis Curti, è allestita al primo piano dello spazio espositivo delle Stanze della Fotografia dal 21 febbraio al 6 aprile 2026.
Il progetto celebra oltre cinquant’anni di ricerca del fotografo turco, dedicata al patrimonio architettonico e culturale europeo e mondiale. Questa ricerca, unita alla sua formazione da architetto, permette ad Ertuğ di guardare alla fotografia non solo come a un mezzo di documentazione, ma anche come a uno strumento di interpretazione, un modo per sperimentare e rivelare l'architettura attraverso gli occhi dei suoi creatori originali.

Ahmet Ertuğ. Beyond the Vanishing Point (“oltre il punto di fuga”) riunisce una selezione di 29 fotografie di grande formato incentrate sul patrimonio architettonico italiano e sul suo profondo dialogo con il più ampio mondo mediterraneo. Il percorso espositivo mette in risalto questa connessione trovando un punto di sintesi ideale nel legame tra le città di Venezia Istanbul. Ventotto opere ritraggono cattedrali, palazzi, teatri, biblioteche e musei italiani, tra cui spiccano i capolavori come il Pantheon e la Basilica di San Pietro a Roma e il Teatro La Fenice di Venezia. A suggerire il legame ideale con Istanbul, interviene un'unica immagine della città natale del fotografo: la monumentale e imponente cupola della Basilica di Santa Sofia, un'opera che suggella il nesso storico profondo tra queste due città di importanza cruciale lungo la Via della Seta.

Formatosi alla Architectural Association School di Londra, Ahmet Ertuğ ha maturato la propria sensibilità estetica operando tra gli insediamenti storici dell'Iran, di Istanbul e del Giappone. La sua ricerca fotografica adotta la prospettiva degli architetti per restituirne la visione spaziale autentica. Attraverso l'uso del grande formato, egli persegue una qualità tecnica eccelsa che richiama i principi della scuola di Düsseldorf, puntando su immagini di ampia scala per coinvolgere profondamente l'osservatore.
Ahmet Ertuğ, Scala Regia – Palazzo Farnese, Caprarola, seconda metà del XVI secolo © Ahmet Ertu

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