lunes, 22 de junio de 2026

PANOPLIӔ. ARMI, INGEGNO E POTERE A CASTEL SANT’ANGELO

 19 Giugno 2026

Castel Sant’Angelo inaugura la mostra Panopliæ. Armi, ingegno e potere e riapre le Sale Farnesiane

Dal 20 giugno 2026 Castel Sant’Angelo presenta due importanti novità nel percorso di visita: l’apertura della mostra Panopliæ. Armi, ingegno e potere a Castel Sant’Angelo, dedicata alle collezioni di armi storiche del museo, e la riapertura al pubblico delle Sale Farnesiane, con un nuovo allestimento che ricrea l’atmosfera e le funzioni di un appartamento papale rinascimentale.

La mostra: Panopliæ. Armi, ingegno e potere

La mostra, a cura di Luca Mercuri, direttore dell’istituto, e di Mario Scalini, studioso di armi antiche e già dirigente del Ministero della Cultura, nasce per riportare alla luce un importante patrimonio conservato per lungo tempo nei depositi del museo. Dopo un’ampia campagna di ricognizione, studio e restauro, una prima selezione delle armi storiche del museo è ora nuovamente a disposizione del pubblico.

Il ritorno delle armi è anche un ritorno a casa: in occasione di Panopliæ, infatti, le armi tornano negli ambienti che furono allestiti come Armeria agli esordi del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, restituendo a questi spazi una funzione profondamente legata alla storia del Castello e delle sue collezioni.

Nato come mausoleo dell’imperatore Adriano e trasformato nei secoli in fortezza, residenza papale, prigione di Stato e presidio militare per poi diventare Museo Nazionale nel 1925, Castel Sant’Angelo è il luogo ideale per accogliere questo racconto.

Le collezioni si sono formate nel corso del Novecento attraverso acquisizioni, donazioni e trasferimenti da altri istituti. Tra gli apporti più significativi figurano la raccolta del collezionista Umberto Zanvettori, acquisita nel 1927, i pezzi provenienti dal conoscitore Remo Fedi negli anni Trenta e Quaranta del Novecento e numerosi manufatti giunti da Palazzo Venezia, dal Bargello, dal Museo Artistico Industriale di Roma e da Capodimonte.

Il percorso espositivo si snoda in sei sale e attraversa oltre un millennio di storia, proponendo una lettura per temi ed epoche: il mondo eroico medievale, i grandi committenti del Rinascimento, le corti e le marine del Seicento, la rivoluzione delle armi da fuoco.

Tra i pezzi che il visitatore incontrerà lungo il percorso figurano gli elmi corinzi del VI e V secolo a.C., i reperti più antichi esposti; l’elmetto con visiera a ventaglia forse appartenuto a Roberto Sanseverino, condottiero al servizio della Repubblica di Venezia caduto a Calliano nel 1487, presentato accanto a una riproduzione della sua lastra tombale conservata nel Duomo di Trento; una rara Hakenbüchse tedesca del primo Cinquecento, tra le prime armi da fuoco destinate a trasformare le tecniche di guerra; le armature legate alle grandi dinastie italiane, tra cui il corsaletto da barriera del cardinale Odoardo Farnese attribuito al celebre armoraro Pompeo della Cesa e il morione della guardia personale di Pierluigi Farnese.

Nella sezione dedicata alla tradizione Medici si segnala, invece, grazie al prestito del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il ricongiungimento di un petto con la croce di Malta a due pregiate manopole della collezione di Castel Sant’Angelo riconosciute e restaurate come parte di una medesima armatura realizzata per il giovane Giovan Carlo de’ Medici (1611–1663), presentata in dialogo con il suo ritratto proveniente dalle collezioni delle Gallerie degli Uffizi.

Non mancano le armi utilizzate dalle milizie pontificie, quelle riferibili alla tradizione milanese, napoletana e veneziana, fino alla scatola del revolver donato nel 1864 a Giuseppe Garibaldi dalla scrittrice Caroline Giffard Phillipson, testimonianza dell’ammirazione che la figura di Garibaldi suscitava nel mondo anglosassone.

«Panopliæ – commenta Luca Mercuri, Direttore del Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma – nasce dalla volontà di restituire a Castel Sant’Angelo una delle funzioni che ne hanno caratterizzato la storia museale: le armi tornano infatti negli spazi dell’Armeria, riallacciando il legame tra le collezioni e il monumento che le ospita. La mostra è il risultato di un importante lavoro di studio, ricerca e restauro delle raccolte conservate nei depositi, oggi nuovamente accessibili al pubblico. Castel Sant’Angelo, fortezza e presidio militare al centro di vicende cruciali come il Sacco di Roma del 1527, rappresenta il contesto ideale per raccontare il mondo di corti, dinastie e conflitti cui molti degli oggetti esposti rimandano. La riapertura delle Sale Farnesiane completa questo percorso, restituendo ambienti che tornano a raccontare la propria storia attraverso il dialogo tra architetture, arredi e opere d’arte.»

I restauri – condotti da Merj Nesi per l’occasione e, precedentemente, da Antonio Mignemi, Nicola Salvioli e Mari Yanagashita – hanno consentito il recupero di nuclei di grande pregio, dei quali è stata ricostruita la provenienza, restituendo alle raccolte di Castel Sant’Angelo un rilievo di assoluto significato anche in un contesto di straordinaria ricchezza quale è Roma.

https://direzionemuseiroma.cultura.gov.it/panopli%D3%95-armi-ingegno-e-potere-a-castel-santangelo/

CARMEN LAFFÓN. VARIACIONES EL MUSEO NACIONAL THYSSEN-BORNEMISZA.EXPOSICIÓN TEMPORAL

 Del 23 de junio al 27 de septiembre de 2026

presentauna gran exposición de la pintora y escultora sevillana Carmen Laffón (1934-2021), segunda mujer en ingresar en la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando de Madrid como académica de número. La muestra gira en torno al personalísimo mundo figurativo de la artista, y presenta las ideas o motivos centrales de sus composiciones, que se repiten como variaciones y series a lo largo de sus más de sesenta años de carrera.


La exposición incluye 77 obras, entre óleos, carboncillos y esculturas, que se organizan en nueve secciones dedicadas a sus iconografías más frecuentes –la muñeca Marcelina, la cuna, los cestos, los armarios, el Coto de Doñana, las viñas, la cal y las salinas–, ofreciendo un diálogo entre piezas tempranas y más tardías.

Laffón comienza representando objetos y paisajes desde una perspectiva realista, pero, a medida que evoluciona, se interesa más por la pintura en sí misma que por lo que representa, llegando casi a alcanzar la abstracción. Realiza sus composiciones a base de veladuras y manchas difuminadas. Su trabajo, cargado de poesía y sentimiento, sigue siendo difícil de clasificar.

Esta muestra monográfica, la primera gran exposición que se le dedica a la artista desde su fallecimiento, a finales de 2021, se centra en la naturaleza muerta y en el paisaje, los dos géneros fundamentales de su extensa obra, realizada entre 1956 y 2021. 


Sus interiores están ocupados por objetos cotidianos como cestos, máquinas de coser y armarios, mientras que los exteriores están relacionados con su vida en Sevilla y Sanlúcar de Barrameda (Cádiz) y recogen azoteas, vistas urbanas y paisajes. Sobre estos motivos, Laffón pinta a menudo variaciones con carboncillo, temple u óleo y, a partir de mediados de 1990, también esculpe. En esta época tardía, la artista se siente más libre e incorpora series de temas más novedosos como el Coto, la viña, la cal o las salinas, que plasma en grandes formatos.

https://www.museothyssen.org/exposiciones/carmen-laffon-


sábado, 20 de junio de 2026

CLÉMENT POTTIER Y LES MUSICIENS DU LOUVRE, MUY SOLVENTES, AUSPICIADOS POR IMPACTA EN EL AUDITORIO NACIONAL, EN SU ÚLTIMA CONVOCATORIA DE ESTA TEMPORADA

Les Musiciens du Louvre. Director Clément Pottier, por enfermedad del titular, Marc Minkowski. Georg Friedrich Haendel y Antonio Vivaldi. Auditorio Nacional. Sala sinfónica. 18 de junio, 2026.

Programa

Georg Friedrich Haendel (1685-1759), Nisi Dominus

Antonio Vivaldi (1678- 1741), Concerto alla rustica. RV 151 en sol mayor

Antonio Vivaldi, Stabat Mater

Pausa

G.F. Händel, Salve Regina

G.F. Händel, Dixit Dominus

Elenco

Songhee Lee, soprano

Lydia Hoen Tjore, soprano

Monika Jägerová, contralto

Arnaud Gluck, contratenor

Petr Nekoranec, tenor

Trevor Eliot Bowes, bajo

Les Musiciens du Louvre

Clément Pottier, director

Coro:

Rose Bonamy, soprano

Lou-Anne Stevenard-Lairé, contralto

Clément Pottier, tenor

Olivier Gourdy, bajo

Clément Pottier, asistente musical de Marc Minkowski, joven prodigio polivalente (toca varios instrumentos, es tenor) nacido en 2002 estuvo al frente de la dirección de este concierto, por enfermedad justificada del Maestro Marc Minkowski, creador (1982) e inspiración del grupo Les Musiciens du Louvre.

Minkowski escribió una carta al público de Madrid justificando su ausencia y expresó: “Recientemente, Pottier ha estado a cargo de la orquesta en la aclamada producción de Giulio Cesare en el Palau de Les Arts de Valencia. También es cantante y lo conozco desde hace diez años a través de la Joven Academia Vocal de Aquitania, con la que he trabajado en Burdeos. Comenzó esta gira como tenor y mañana por la noche (en referencia a la velada del 18 de junio en el Auditorio Nacional) actuará como director. Confío plenamente en su energía y en vuestra capacidad para acoger su dirección”.

Les Musiciens du Louvre en principio tuvo su sede en París. Desde 1987, se ha impuesto en el escenario europeo entre los conjuntos de música barroca y clásica. Desde hace algunos años, sus incursiones en las obras de Offenbach, Berlioz y Bizet también han sido exitosas. Su labor se inscribe en el renacimiento en Francia de la música barroca y, en la práctica de la música interpretada con los instrumentos y en el estilo de su época.

El conjunto destaca por su relectura de obras de Handel, Purcell y Rameau, pero también de Haydn y Mozart, con predilección por la música francesa del siglo XIX. Comenzando con la integral de las sinfonías de Schubert, también han participado en proyectos alrededor de Berlioz (La Sinfonía fantástica, Las Noches de verano, Harold en Italia) y de Jacques Offenbach (en particular La Belle Hélène, y La Grande-duchesse de Gérolstein), pero también de Georges Bizet (Carmen y L'Arlésienne) y Gabriel Fauré (Música de Teatro).

Considerada una de las mejores orquestas del mundo por el diario británico The Guardian, el grupo aborda proyectos en una amplia variedad de repertorio que va desde Monteverdi a Stravinsky, que presenta en Grenoble, en París, en Francia y en el extranjero, con varias giras importantes por el este de Europa, Asia, América del Sur y Japón.

Además está en su propuesta proporcionar una nueva rampa de acceso a los grandes conciertos a través de creaciones musicales originales, proyectos educativos y de sensibilización, en particular, para públicos jóvenes y audiencias más aisladas de los grandes capitales.

Detenerse en la trayectoria y la filosofía de este conjunto francés sería baladí y redundante- es una formación muy conocida- si no fuera por la importancia que tienen también como individuos. Se idolatra siempre a los maestros icónicos, a los nombres más destacados de la interpretación: Minkowski forma parte de este tipo de artistas aclamados con justicia por todos los públicos.

Pero los directores no trabajan solos: hay un esfuerzo personal aquí (en los ensayos, en las casas, tocando, repitiendo las partituras, sin descanso, para volcarlas luego en un ensemble de compañeros músicos) por parte de todos y cada uno de los músicos y los cantantes. Así pues, les Musiciens- como las orquestas o los coros- al margen del renombrado y querido director-tienen un valor y un mérito en sí mismos- Y así lo han demostrado en una noche comprometida, donde se entregaron por completo.

El encuentro musical se abrió con un público que aplaudió- como al final, sobre todo- a la formación, mientras un tímido y discretísimo Clément Pottier ofrecía el ramillete del Nisi Dominus de Haendel, como un comienzo de contacto con las voces, los instrumentos y los presentes. No estaba la sala al completo, arrecia ya el calor en Madrid, pero la audiencia fue muy entusiasta y conocía bien las obras.

En latín medieval- eclesiástico- la partitura es una meditación sentida con la actuación del Coro y algunas voces solistas. Recogimiento y compenetración con la religiosidad luterana, minimalista, pero a la vez emocional, para dejar paso al fantástico Concerto alla rustica, una epifanía vivaldiana que inyectó todavía más energía y entusiasmo al público. La batuta de Pottier y los músicos sonaron vibrantes, pero ajustados a metrónomo, difícil situación en una creación donde es muy fácil dejarse desbordar.

El Stabat Mater, RV 621, de Antonio Vivaldi es la obra vocal de carácter sacro más temprana que se conoce del compositor, proveniente del poema escrito en latín por Jacopone da Todi en el siglo XIII y que describe el lamento de María a los pies de su hijo muerto. La forma musical de la obra está pautada cíclicamente en secuencias de tres movimientos cada una (1-3, 4-6, 7-8, más el Amén).

Según los expertos, es una serie de números religiosos, Stabat mater (Largo: ritornello en fa menor), 2 - Cujus animam gementem (Recitativo que llega a ser arioso adagissimo en do menor); 3 - O quam tristis... Quae moerebat (Andante: ritornello en fa menor). En este recorrido, el joven director supo captar las intensas armonías enfatizando el temperamento afligido ya establecido por la excepcional clave de fa menor.

En los fragmentos 4 a 6 hay un patrón musical que se repite exactamente en el segundo grupo. La progresiva animación culmina en el tercero, donde la voz del poema cambia y el narrador se dirige directamente a María, pidiéndole compartir su dolor.

En el 7, Eia, mater, fons amoris (Largo ritornello en do menor) en una característica textura vivaldiana, sin bajo continuo, con notación con punto para los violines, acompañadas solo por las violas, donde el ritmo se vuelve irregular, la voz se hace más consistente y el acompañamiento de cuerdas más intenso, especialmente en el primer movimiento.

Destacada prestación la de la contralto Monika Jägerová, una cuerda especial que se echa de menos y se valora más por su menor presencia en los conciertos como solista ( se escucha más en el repertorio de ópera). Excelente fiato y desempeño en las agilidades y línea de canto, gracia natural y técnica cuidada, le dieron a su intervención calidad y delicadeza. Notables y graves bien centrados, generosa amplitud en una tesitura sorprendente. 

Con el 8 - Fac ut ardeat cor meum, se evoca una lenta siciliana de suavidad melodiosa y el Amen final (andante pero intenso) añade la dimensión contrapuntística de la sonata de iglesia. Hay que destacar, aparte de la elegancia y la ejecución virtuosa del conjunto en esta primera parte, la compenetración de Pottier con una concertino atentísima que supo convencer.

Muy bien también el bajo Trevor Eliot Bowes, el tenor Petr Nekoranec y las sopranos Lydia Hoen Tjore y Song Hee Lee, sin olvidar al contratenor Arnaud Gluck, una paleta de voces que se unieron a las del Coro Rose Bonamy, soprano, Lou-Anne Stevenard-Lairé, contralto y Olivier Gourdy, bajo, para hacer escandir y declinar (ya que se utiliza aquí el latín, noble y sedoso como lengua vehicular para cantar) la belleza de una música privilegiada para oídos sensibles y empáticos.

Impacta, con un dúo de gestores siempre talentoso e inteligente en sus opciones y propuestas (Enrique Subiela (de Duetto Management) y Enrique Rubio (de iMúsica), ha brindado de nuevo al público la posibilidad de acceder al Auditorio Nacional con precios competitivos y la seguridad de cada experiencia va a resultar un verdadero disfrute por las obras y los artistas convocados. Ya han presentado su próxima temporada en un encuentro con la prensa.

El director de Les Musiciens, emocionado pero contenido (aunque se nota su extrema juventud y frescura en todo), ofreció con Les musiciens tres “encore” pertenecientes al programa ya interpretados.

Confiemos en que el maestro Minkowski supere rápidamente los problemas de salud que le han imposibilitado asistir al cierre del ciclo de la temporada (los artistas trabajan demasiado y la exigencia siempre es máxima), siempre se lo echa de menos, pero agradecemos de verdad la oportunidad de haber disfrutado de este concierto con Clément Pottier (con otras manos, otra sensibilidad y otra psicología).Teniendo toda la vida musical por delante (y otras), ha dibujado ya, de nuevo en España, una velada para recordar. Caudalosa.

Alicia Perris

Fotos 1 y 2, Julio Serrano, 3, Clément Pottier Home

RICCARDO MUTI NOMMÉ "CHEF ÉMÉRITE" DE L’ORCHESTRE NATIONAL DE FRANCE

Ce titre rend hommage à l'"engagement exceptionnel" de Riccardo Muti envers l’ONF. La formation entretient en effet depuis 1980 un lien privilégié avec le chef italien.

Par Louis-Valentin Lopez 

Un témoignage du "lien unique qui l'unit à cette formation". Le chef d'orchestre italien Riccardo Muti, considéré comme l'un des plus grands de sa génération, se voit décerner ce jeudi le titre de "Chef émérite de l'Orchestre national de France". Il s'agissait de rendre hommage à "son engagement exceptionnel et à sa fidélité envers l’ONF", explique Michel Orier, directeur de la musique et de la création à Radio France : "Cette relation profonde a marqué des générations de musiciens et continue de les inspirer aujourd’hui. 

Elle fait de Riccardo Muti, immense figure de la direction d’orchestre, bien davantage qu’un chef invité : un modèle pour les générations futures et, à bien des égards, une figure solaire pour les musiciens."

L'Orchestre national de France entretient effectivement un lien fort et privilégié avec le chef de 84 ans. Ce dernier l'a dirigé pour la toute première fois le 11 mars 1980 au Théâtre des Champs-Élysées, dans un programme qui mêlait Schumann, Manuel de Falla et Mozart. Le TCE devient dès lors l'écrin de nombreuses collaborations entre Riccardo Muti et l'ONF, notamment en 2014 pour les 80 ans de la formation. Le maestro a également dirigé le National à la salle Pleyel, et de nombreuses fois au Festival de Saint-Denis, un long compagnonnage qui a débuté le 12 juin 1982 autour du Requiem de Verdi.

Riccardo Muti avait fait ses débuts à l'Auditorium de Radio France en mai 2018, avec la Symphonie n° 4 de Schumann et le Concerto pour violon de Brahms, révélant la jeune Coréenne Ye­ Eun Choi. Son dernier concert à la tête de l'Orchestre national de France (et du Chœur de Radio France) était consacré au Requiem de Verdi -encore - à la Philharmonie de Paris, en octobre 2024. Il dirigera de nouveau l'orchestre ce jeudi soir dans un programme italien et russe réunissant Verdi, Alfredo Catalani et la Symphonie n°4 de Tchaïkovski, concert retransmis en direct sur France Musique.

https://www.radiofrance.fr/francemusique/riccardo-muti-nomme-chef-emerite-de-l-orchestre-national-de-france-2393750

miércoles, 17 de junio de 2026

NATHALIE STUTZMANN NOMMÉE À LA TÊTE DE L'OPMC

 


LA MOSTRA "ETRUSCHI E VENETI" A PALAZZO DUCALE A VENEZIA: LA CURATRICE CHIARA SQUARCINA

Chiara Squarcina, direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia e curatrice della mostra "Etruschi e Veneti", spiega ad "archeologiavocidalpassato.com" l'importanza dell'esposizione che esplora il ruolo fondamentale dell’acqua nelle pratiche religiose e nella vita sociale di Etruschi e Veneti nel I millennio a.C.


NATCHIQ | ONKEEHQ | ISUWIQ. INDIGENOUS ARTISTS HONOR THE SEAL EXPOSITION LA MARINE ET LES PEINTRES. MUSÉE DE LA MARINE

April 4 – October 25, 2026

Museum Galleries, Indigenous Art

All seafaring peoples hold relationships to the wild beings living in the waters they call home. Many Indigenous peoples maintain deep ancestral connections with seals.  This exhibition witnesses those relationships across many coasts, honoring everything seals give to us.


Organized by guest curators Nadia Jackinsky-Sethi (Alutiiq), Erin Ggaadimits Ivalu Gingrich (Inupiaq), and Elizabeth James-Perry (Wampanoag), this exhibition highlights seals as a cultural connector for Native communities in Alaska and Inuit Nunangat, showcasing works from the early 1900s to the present.

 Inuit prints, drawings, and carvings from Kinngait and Labrador, Canada, are presented in conversation with contemporary textiles, photographs, and installations by Alaska Native and Inuit artists, exploring new and traditional technologies and personal narratives.

Other contributors include RISD Museum curators María Fernanda Mancera, Conor Moynihan Bonacossa, Kate Irvin, and Dominic Molon. The exhibition was first conceived by RISD faculty member and former curator Laurie Brewer.

https://risdmuseum.org/exhibitions-events/exhibitions/natchiq-onkeehq-isuwiq


EXPOSITION
La Marine et les peintres, quatre siècles d’art et de pouvoir

Jusqu’au 2 août 2026, Paris, Musée de la Marine

À l’occasion des 400 ans de la Marine, le Musée national de la Marine à Paris dévoile une exposition réunissant près de 150 œuvres de plus de 90 artistes. Du XVIIᵉ au XXᵉ siècle, découvrez comment peintres et pouvoirs ont façonné l’imaginaire maritime à travers batailles navales, ports majestueux et visions de la mer. De Claude Lorrain à Manet, Signac ou Marquet, le parcours mêle art et histoire. Une immersion  au cœur de quatre siècles de création, et de conquête des mers.

| En savoir plus

ARTE & MODA. MUSEO GULBENKIAN. MARC BLOCH ENTRERA AU PANTHÉON CE JUIN 2026

18 abr – 21 jun 2026

10:00 – 21:00  Encerrado na terça-feira

O que liga Vivienne Westwood à França do século XVIII, Guo Pei a uma máscara funerária egípcia antiga, Balenciaga com um baixo-relevo assírio ou Alexander McQueen e Givenchy a gravuras japonesas?

A Art & Fashion convida os visitantes a entrar num universo onde a arte respira a moda e a moda desperta a arte. Numa experiência sensorial, as obras de arte da Coleção Gulbenkian dialogam com a criatividade dos maiores couturiers de alta-costura e designers contemporâneos, revelando como formas, símbolos e emoções viajam no tempo.

A exposição tem origem no profundo interesse de Calouste Sarkis Gulbenkian (1869–1955) pelas artes e moda e explora como os gulbenkianos acompanharam as tendências da sua época.

A riqueza e diversidade da Coleção Gulbenkian – com obras de arte que vão do Antigo Egipto ao século XX – permite-nos explorar como certos motivos e temas abordados na história da arte perduram ou são reformulados na moda nacional e internacional contemporânea.

Pinturas, esculturas, joias e objetos dialogam com peças de moda que as reinterpretam, narram, decifram ou completam. São encontros inesperados que mostram como a estética, as ideias e as sensibilidades que habitam a coleção continuam a iluminar o universo da moda.

A exposição é também um convite para compreender como a beleza viaja no tempo. Os vestidos permitem-nos ler aquilo que os textos nem sempre dizem: hierarquias, aspirações, rituais sociais, silêncios e revelações. Desde o retrato clássico ao design contemporâneo, a roupa torna-se um espelho que mostra que a arte e a moda sempre partilharam o desejo de narrar o ser humano.

Ao longo da exposição, mais de 100 obras de arte da Coleção estão expostas juntamente com 140 peças de vestuário desenhadas pela Dior, Balenciaga, Givenchy, Yves Saint Laurent, Versace, Jean-Paul Gaultier, Vivienne Westwood, Alexander McQueen, Guo Pei, Hubert de Givenchy e Azzedine Alaia e, a nível nacional, pela dupla Alves/Gonçalves, José António Tenente, Maria Gambina, Miguel Vieira, Nuno Gama e Nuno Baltazar.

Curada por Eloy Martínez de la Pera, a exposição é acompanhada por um catálogo com fotografias de Jon Cazenave, produzidas exclusivamente para este projeto.

A Art & Fashion faz parte das celebrações do 70.º aniversário da Fundação Calouste Gulbenkian.

https://gulbenkian.pt/museu/en/agenda/art-and-fashion-in-the-gulbenkian-collection/


LA CHRONIQUE DE PIERRE BRANDA (FONDATION NAPOLÉON)


Les Français placent l’Histoire avec un grand H au Panthéon



Le 23 juin prochain, un sixième personnage y fera son entrée sous Emmanuel Macron : Marc Bloch, auteur du sublime texte sur 1940, L’Étrange Défaite, historien juif et résistant, fusillé par les Allemands en juin 1944 après avoir été arrêté et torturé par la Gestapo. À cette occasion, l’Observatoire Histoire & Vie publique, avec l’Ifop, a souhaité interroger les Français sur leur perception de la panthéonisation. Le résultat est moins attendu qu’il n’y paraît. Dans un pays que l’on dit volontiers sceptique à l’égard de ses institutions, les Français continuent de prendre le Panthéon au sérieux.

La première leçon du sondage tient en effet à la gravité attachée au lieu. Interrogés sur les mots qu’ils associent à la panthéonisation, les Français citent d’abord le respect, 42 %, puis la solennité, 37 %. La cérémonie n’est donc pas perçue comme un simple geste politique, mais comme une consécration nationale. Mais cette adhésion n’est pas sans réserve : 26 % citent l’indifférence, 23 % la politisation, 17 % le caractère élitiste, 16 % le côté désuet ou démodé. Le symbole tient encore, mais on doit prendre garde à lui conserver toute sa force pour ne point le banaliser.

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OBSERVATOIRE HISTOIRE & VIE PUBLIQUE

Le regard des Français sur la panthéonisation

Le Panthéon occupe-t-il toujours une place particulière dans le cœur des Français ? Pour le savoir, découvrez les enseignements d’un sondage inédit sur la perception des grandes figures nationales et de leur héritage. Une enquête éclairante sur le lien entre mémoire collective et identité républicaine.

| Découvrir le sondage

TROIA E ROMA. MITI, LEGGENDE, STORIE DEL MEDITERRANEO ANTICO. COLOSSEO

12 Giugno 2026 - 18 Ottobre 2026

Il Ministero della Cultura annuncia l’apertura della mostra “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”, in programma dal 12 giugno al 18 ottobre 2026 presso il Parco archeologico del Colosseo.

L’iniziativa si inserisce nel quadro dell’accordo bilaterale siglato nell’aprile 2025 a Roma tra il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e il Ministro della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia, Mehmet Nuri Ersoy, volto a rafforzare la cooperazione culturale tra i due Paesi.

A tale intesa ha fatto seguito, nel dicembre 2025, la sottoscrizione di uno specifico accordo tecnico sulla mostra, presso la Direzione generale dei Beni culturali e dei Musei del Ministero turco, diretto da Birol İnceciköz, da parte di Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, e Simone Quilici, Direttore del Parco archeologico del Colosseo.

Promossa nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo, la mostra rappresenta un’importante iniziativa di diplomazia culturale finalizzata a consolidare i rapporti tra Italia e Turchia, valorizzando il patrimonio storico e archeologico quale strumento di dialogo, sviluppo sostenibile e crescita socio-economica. L’iniziativa, inoltre, costituisce uno dei più ampi eventi espositivi mai dedicati a Troia, capace di riportare al centro del dibattito scientifico e culturale la complessità storica di un sito a lungo identificato quasi esclusivamente con il mito e di rappresentare il suo legame con Roma.

La mostra è curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro, Bülent Gönültaş, Mehtap Ateş, Deniz Doğu Yöndem, Rüstem Aslan.

LA MOSTRA

La mostra presenta più di 300 reperti, provenienti da alcuni dei principali musei italiani e da Troia, molti dei quali esposti per la prima volta in Italia. Grazie al ruolo centrale del Ministero della Cultura e del Turismo turco, sono infatti oltre 220 le opere in prestito da 19 musei turchi, di cui ben 50 mai viste prima dal pubblico italiano. Il percorso espositivo, introdotto da una replica monumentale del Cavallo di Troia, consente di mettere in dialogo testimonianze archeologiche fondamentali per la conoscenza del patrimonio storico e mitico di Ilio con materiali che documentano la diffusione e la rielaborazione del mito di Enea fino alla fondazione di Roma.

Il progetto, elaborato dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, prevede inoltre attività di ricerca, disseminazione e valorizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione scientifica tra Italia e Turchia, promuovere a livello internazionale la conoscenza dei rispettivi patrimoni culturali e favorire modelli di sviluppo basati su un turismo sostenibile e di qualità.

 L’esposizione intende offrire al grande pubblico un racconto organico e scientificamente aggiornato delle vicende culturali e storiche di Troia e Roma, riannodando idealmente i fili del mito, della leggenda e della realtà storica in una narrazione unitaria che abbraccia circa tre millenni di civiltà anatolica e italica. Il percorso si sviluppa lungo un doppio binario, letterario e archeologico, restituendo una lettura critica e comparata delle fonti oggi disponibili.

“Con questa iniziativa di diplomazia culturale – dichiara il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli – proiettiamo sulla scena internazionale la forza narrativa di un mito fondativo, restituendo la concretezza delle evidenze archeologiche di una civiltà originaria e generatrice. Un’esposizione che conferisce all’epica una dimensione tangibile, capace di intrecciare la costruzione mitologica con il luogo che ne è stato matrice e ispirazione”.

“Portiamo la storia epica di Troia al Colosseo, uno dei più importanti punti d’incontro del turismo mondiale, con una mostra che unisce rigore scientifico, tutela e capacità narrative” – dichiara il Ministro della Cultura e del Turismo della Turchia, Mehmet Nuri Ersoy – Questo progetto rende accessibile a un pubblico globale un patrimonio di valore universale e rappresenta un passo significativo nella cooperazione culturale internazionale”.

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

La mostra si apre con un’ampia sezione dedicata alla ricostruzione storica, archeologica e topografica del sito di Troia, attraverso un significativo nucleo di reperti provenienti dai musei turchi. Tale sezione offre, inoltre, una panoramica inedita sul mondo ittita e sulle diverse realtà culturali dell’Anatolia del III e II millennio a.C.

La seconda sezione è dedicata alla Guerra di Troia, raccontata a partire dal punto di vista dei Troiani, con particolare attenzione ai protagonisti e agli eventi principali del conflitto. Ampio spazio è riservato alla figura di Omero e al tema della tradizione epica, analizzata nei suoi risvolti filologici, storici e antropologici. La sezione si conclude con la caduta della città (Ilioupersis) e l’avvio della diaspora che vede protagonista Enea.

La terza sezione approfondisce il viaggio di Enea, ricostruito sulla base delle tradizioni letterarie – da Stesicoro a Virgilio – e della documentazione archeologica. Particolare rilievo è attribuito ai contesti italiani, con la valorizzazione di siti dell’Italia meridionale, della Sicilia e del Lazio legati al passaggio dell’eroe troiano. La sezione propone anche un quadro ricostruttivo del Lazio tra il XII e il IX secolo a.C., offrendo strumenti interpretativi per una contestualizzazione storica del mito.

La quarta sezione è dedicata al mito di Romolo e alla fondazione di Roma, attraverso l’analisi delle principali tradizioni e la presentazione di reperti e testimonianze figurative di grande rilevanza. Viene ricostruito il quadro della Roma arcaica e approfondito il processo attraverso il quale i Romani elaborarono la propria origine troiana, elemento centrale nella costruzione dell’identità politica e ideologica della città. La sezione si conclude con un focus sull’età augustea, su Virgilio e sulla canonizzazione della saga eneadica.

Attraverso il racconto di figure emblematiche quali Paride, Elena, Priamo, Ecuba, Cassandra, Ettore, Agamennone, Menelao, Achille, Patroclo, Enea, Lavinia, Ascanio e Romolo, la mostra propone un viaggio critico e accessibile nella memoria condivisa del Mediterraneo, evidenziando la perdurante attualità di miti e storie che continuano a costituire un ponte tra passato e presente.

https://colosseo.it/evento/troia-e-roma/

TOSCA – TEATRO REGIO TORINO

 13 giugno 2026

Questa volta racconto un fatto personale! Tanti, ma proprio tanti anni fa, ai tempi della rivoluzione studentesca culturale del ‘68 non ascoltavo né musica sinfonica, nè lirica … per il solo fatto che era ascoltata dai miei genitori e nonni, quindi per contrapposizione generazionale! Contrapposizione che si è sciolta ascoltando dall’autoradio estraibile Franco Corellli nel ‘Lucean le stelle’.. dalla Tosca di Puccini e con la musica lirica fu... AMORE A PRIMA VISTA!

Musica di Giacomo Puccini

Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa

tratto dal dramma La Tosca di Victorien Sardou

Andrea Battistoni direttore d'orchestra

Stefano Poda regia, scene, costumi, coreografia e luci

Paolo Giani Cei regista collaboratore

Claudio Fenoglio maestro del coro di voci bianche

Gea Garatti Ansini maestro del coro

Orchestra, Coro e Coro di voci bianche Teatro Regio Torino

Nuovo allestimento Teatro Regio Torino

In coproduzione con Аbау Kazakh National Ореrа

Ekaterina Sannikova Floria Tosca

Vincenzo Costanzo Mario Cavaradossi

Claudio Sgura Scarpia

Matteo Torcaso Il sagrestano

Daniel Umbelino Spoletta

Igor Durlovski Cesare Angelotti

Eduardo Martínez Sciarrone

Lorenzo Battagion Un carceriere

Roberto Calamo Un carceriere

Tosca è un’opera lirica poeticamente feconda di arie divenute celebri ed amate in tutto il mondo! Chi non conosce ed ama «Recondita armonia», «Vissi d’arte», «E lucevan le stelle»?

Come racconta lo stesso visionario realizzatore scenico in toto -regia, scene,costumi, luci, coreografia- ovvero il Premio Abbiati 2023 Stefano Poda, Tosca è ambientata

tra il dualismo fra il settecento ormai decadente e l’ottocento dalle grandi speranze di rinnovamento civile e sociale in una romanità fatta di marmi e simbolismi.

Alla presentazione di questa edizione di Tosca, il Polo culturale Marengo con l’Unione giornalisti e i Comunicatori europei hanno consegnato a Poda ed al direttore musicale del Regio di Torino Andrea Battistoni, la Medaglia di Marengo a evidenziare il legame storico tra il libretto di Illica e Giacosa e la vittoria di Napoleone alla Mattaglia di Marengo il 14 giugno 1800.

Il capolavoro pucciniano nell’arte di Stefano Poda in collaborazione con Paolo Giami Cei, diviene, se possibile, ancora più capolavoro, riuscendo con essenzialità a creare spettacolarità e visualizzare il dialogo tra un passato recalcitrante a finire e la contemporaneità che paga cari prezzi per realizzarsi; viene data una chiave di lettura affascinante e coinvolgente che trasporta lo spettatore in un mondo cognitivo ed al tempo stesso pura emozione travolto da una realizzazione spettacolare ed attrattiva sospesa in una costruzione impalpabile seppur definita.

 La Roma pontificia con una feroce polizia che reprime e sopprime i seguaci di Bonaparte e i loro sostenitori e collaboratori, è palcoscenico di un giallo storico ricco di colpi di scena amplificati dalla musica di Puccini che esalta ogni singolo personaggio ed offre ad ogni interprete la possibilità di esprimere vocalità e sentimento in unicum esaltante.

Venendo a qualche dettaglio possiamo individuare al primo atto le teche delineate solo dai bordi illuminati con Santi e Madonna sovrastati da ologrammi classici tridimesionali in continuo avvicendamento, sempre rigorosamente bianchi per interrompere con classe e maestria l’uniformità del colore grigio nelle varie tonalità ed il marmo dei palazzi romani. Interessante la sintonizzazione tra i toni più bassi dell’orchestra con il colpo di cannone a fuoco. 

Nel secondo atto spicca il Papa re che con cenni di direzione d’orchestra e coro, con paludamenti preziosi sovrasta la scena ad imperare su tutto quando gli sottostà. All’ultimo atto interessante l’ologramma della sola ala bianca dell’angelo a simboleggiare l’intero palazzo e...colpo di teatro Tosca non si butta dal Castello, ma è una parete del castello che cade (crollo dell’epoca e del sistema…) lasciando Tosca da sola in piedi: sola, ma vincitrice! Ancora un apprezzamento per i vari piani di scena sapientemente utilizzati per l’architettura dei vari momenti, la cappella degli Attavanti, la prigione e la fucilazione che hanno contribuito a circoscrivere con definizione i vari momenti e ambientazioni della narrazione.

 Una menzione ai costumi di grande cura ed attenzione, come per le guardie pontificie che indossano uniformi replicanti i colori clericali, il nero e il rosso creando una comunicazione filologica che coinvolge anche

visivamente lo spettatore.. Ottimi i movimenti coreografici sempre improntati alla eleganza di movimento e all’impreziosimento della realizzazione.

Un plauso ai cori di livello superbo e unicum con il tutto.

Altro plauso all’orchestra ed al suo direttore musicale Andrea Battistoni che insieme traggono momenti di assoluta liricità e di estrema bellezza: commovente partecipazione e fuoco di emozioni.

Venendo al cast:

Katerina Sannikova, elegante ed accorata Floria Tosca, commuove facendo rivivere la passione in tutto l’arco di colori, dal più passionale, al più cupo raggiungendo livelli vocali e scenici di tutto risalto insieme a Vincenzo Costanzo fieramente interprete di Cavaradossi. Scarpia, il potente sconfitto ed ucciso ‘da una donna’ è superbamente reso da Claudio Sgura in eccellente forma.

Per semplicità e sintesi possiamo elogiare i vari interpreti ovvero Daniel Umbellino, Igor Durlovski, Eduardo Martinez, Lorenzo Battagion e Roberto Calanno. Tutti in ruolo e ben inseriti nell’azione scenica.

In Tosca il coro ha ruolo determinante e non possiamo che applaudire Claudio Fenoglio maestro del coro di voci bianche e Gea Garatti Ansini maestro del coro.

La Musica vince sempre

Renzo Bellardone

credit foto: Daniele Ratti – Mattia Gai