lunes, 1 de agosto de 2022

"REVIVRE", UNE EXPOSITION À LA RENCONTRE D'ESPÈCES QUI ONT TOUTES "DISPARU DU FAIT DE L'HOMME"

 Pauline Rouquette

L'exposition "Revivre", au Muséum national d'histoire naturelle, propose aux visiteurs de rencontrer des espèces disparues grâce à la réalité augmentée. Un projet présenté vendredi sur Europe 1 par Bruno David, le président du Muséum, qui sensibilise et alerte sur les dangers de la disparition de la biodiversité.

INTERVIEW

À l'occasion de l'exposition "Revivre", qui redonne vie virtuellement à des espèces disparues, Bruno David, président du Muséum national d'histoire naturelle et auteur du livre À l'aube de la 6e extinction (Grasset) était l'invité d'Europe 1, vendredi. Grâce à la technologie et à des lunettes de réalité augmentée, le Muséum redonne vie à onze espèces disparues. L'occasion de rêver, mais aussi de prendre conscience du danger qui guette : celui d'une extinction de masse, dont l'homme pourrait à terme être la principale victime s'il n'agit pas rapidement pour préserver la planète et sa biodiversité.

Toutes ces espèces ont disparu du fait de l'homme

Quagga, grand tigre à dents de sabre, dodo... Les animaux présentés "correspondent beaucoup à des espèces éteintes ou en danger d'extinction", explique Bruno David. "Il y en a une que j'aime beaucoup, c'est la tourte voyageuse, une espèce de pigeon. Il y en avait plusieurs milliards d'individus en Amérique du Nord au 19e siècle et on a réussi à tous les tuer", poursuit le président du Muséum national d'histoire naturelle.

Le point commun entre toutes ces espèces ? Elles ont disparu du fait de l'homme, pointe Bruno David, évoquant la chasse, la surpêche et la surexploitation des ressources. Des phénomènes très actuels qui font planer la menace d'une sixième grande extinction, avec la disparition d'espèces communes d'oiseaux ou d'insectes. "Je m'inquiète beaucoup pour ce qui fait le socle du fonctionnement des écosystèmes et de la biodiversité sur Terre" affirme-t-il.

Et si la disparition de certaines espèces correspond à un processus cyclique, tout comme les flux d'apparition, Bruno David ajoute néanmoins que "l'on est en train de provoquer des extinctions et des déclins d'espèces à une vitesse qui est beaucoup plus rapide que leur renouvellement possible". Ce qui signifie que l'on fait disparaître des espèces en quelques siècles ou dizaines d'années, alors que l'émergence d'une nouvelle espèce dans une dynamique évolutive prend environ 10.000 ou 100.000 ans. "On voit qu'il y a un différentiel de vitesse qui fait qu'on fait éteindre plus vite qu'on fait apparaître."

"La vie va continuer d'exister sur Terre, que l'homme soit présent ou non"

Dans À l'aube de la 6e extinction (Grasset), Bruno David alerte sur une nouvelle grande extinction de masse. S'il y en a déjà eu cinq auparavant, la sixième s'en distingue car c'est la première fois qu'une espèce - l'humain - est à l'origine d'une extinction de masse possible qui représente avant tout une menace pour elle-même. En effet, si la nature s'auto-régule lorsqu'un prédateur prend trop de place, l'homme pourrait très vite en pâtir. "La nature fonctionne toujours comme un jeu d'équilibre et d'interactions", dit-il. "À partir du moment où une espèce domine trop, elle se montre comme étant la cible potentielle des pathogènes, et c'est un petit peu ce qui nous arrive en ce moment", poursuit Bruno David, évoquant la pandémie de Covid-19.

D'ailleurs, celui-ci se dit bien plus inquiet pour l'humanité que pour la planète. "La vie va continuer d'exister sur Terre, que l'homme soit présent ou non", dit-il. En dépit des technologies que l'on développe, de la pharmacopée dont on dispose, "nous sommes une espèce relativement fragile. On a l'impression d'être très protégé, mais on voit quand même ce qu'un virus arrive à faire", poursuit-il, estimant que cela devrait nous amener à réfléchir davantage. "Notre complexité nous rend fragiles et il faut que l'on fasse attention : on pourrait faire partie des espèces qui disparaissent lors de la prochaine extinction."

https://www.europe1.fr/societe/revivre-une-exposition-a-la-rencontre-despeces-qui-ont-toutes-disparu-du-fait-de-lhomme-4052791#:~:text=L'exposition%20%22Revivre%22%2C,la%20disparition%20de%20la%20biodiversit%C3%A9.

MARTEDI’ 2 AGOSTO L’VIII EDIZIONE DEL PREMIO INTERNAZIONALE MARIA CALLAS, PREMIATO IL BARITONO LEO NUCCI

Presentata a Palazzo Barbieri l’VIII edizione del Premio Internazionale Maria Callas, che quest’anno sarà consegnato al baritono Leo Nucci. Inaugurato l’hastag #Callas100 per celebrare nel 2023 i cent’anni dalla nascita della “Divina”.

Martedì 2 agosto, alle ore 17.30 nella Sala Casarini dell’hotel Due Torri, il baritono Leo Nucci riceverà il Premio Internazionale Maria Callas 2022, evento giunto all’VIII edizione che si svolge in collaborazione con Fondazione Giorgio Zanotto, il patrocinio della Fondazione Arena di Verona, il patrocinio e sostegno del Comune di Verona e del Comune di Fiuggi Acqua & Terme Fiuggi S.p.a.

A Leo Nucci verrà consegnata una preziosa scultura bronzea realizzata in esclusiva dall’artista Albano Poli. Inoltre il baritono riceverà una pregiata bottiglia Magnum di Amarone, nell’ambito del progetto Maria Callas Wine Collection 2013-2023 in collaborazione con la Cantina Tommasi - Family – Estates, e un riconoscimento dal Comune di Fiuggi, che sarà rappresentato dall’assessora al Turismo Simona Girolami.

L’evento, ad ingresso libero, si svolge nell’ambito del Festival Internazionale Maria Callas che quest’anno inaugura l’hashtag #Callas100, in vista del 2023, anno del Centenario della nascita della “Divina”, nata il 2 dicembre 1923 e che debuttò in Arena il 2 agosto 1947.

A presentare l’edizione 2022 del Premio sono intervenuti questa mattina in sala Arazzi l’assessora alla Cultura Marta Ugolini, il direttore artistico del Festival Internazionale Maria Callas Nicola Guerini, il direttore artistico Arte Poli Andrea Mezzetti, e gli sponsor Monica Vaccarella, titolare dell’omonima azienda agricola e il responsabile marketing Tommasi Wine Andrea Ragno.

“Il premio - sottolinea l’assessora Ugolini - viene dato ad un artista della lirica nell’ambito del Festival Internazionale dedicato a Maria Callas, una delle icone che porta Verona nel mondo e nell’arte ad un livello altissimo. Per questo motivo noi del Comune siamo molto contenti di sostenere questa importante iniziativa”.

https://ufficiostampa.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=9561&id_com=29449

ADIEU LIDO: CHIUDE LO STORICO CABARET DI PARIGI, AMATO PURE DA CHURCHILL AFFITTO TROPPO ALTO, IL MITO NON BASTAVA PIÙ A COPRIRE I COSTI

DANILO CECCARELLI

Una scena da “La bella e la bestia” al Lido: il teatro-Cabaret aveva 1150 posti a sedere

PARIGI. Una storia lunga più di settant’anni, fatta di piume, strass e paillettes, quella del Lido, storico cabaret parigino che ieri sera ha calato il sipario per l’ultima volta. Il locale, per decenni uno dei simboli delle nuits folles della Ville Lumière con i suoi leggendari spettacoli da rivista, alla fine dello scorso anno è stato rilevato dal gruppo alberghiero Accor, che dopo averlo acquistato da Sodexo ha subito annunciato un «progetto di riorganizzazione», con un piano di licenziamenti per l'85% del personale. Al suo posto resterà un’anonima sala spettacoli.

Finisce così l’ennesimo emblema di una Parigi ormai lontana. A lanciarlo furono i fratelli Joseph e Louis Clerico, arrivati dal Piemonte alla fine degli Anni Venti, che lo ripresero nel 1946 dandogli un tocco di italianità con lo stesso nome della celebre isola veneziana. L’intento era quello di creare sugli Champs Elysées un posto elegante sotto la formula “cena-spettacolo”, in modo da differenziarsi dagli altri locali dove andava una clientela più popolare. Così, la gestione assume «Miss Bluebell», al secolo Margaret Kelly, ballerina irlandese che deve il nome d’arte al colore dei suoi occhi. L'artista è a capo di una troupe di ballerine che portano il suo nome, le Bluebell girls. Tutte con una formazione classico, ma dal fisico troppo imponente per danzare sulel note Tchaïkovsky o Chopin... Nel giro di pochi anni acquisiscono una fama internazionale grazie ad uno stile capace di coniugare un ritmo incalzante a un look unico, con costumi unici creati appositamente per gli show.

Il successo è immediato. Nel corso degli anni il Lido vede passare tra i suoi tavolini tutto il jet set internazionale: da Elvis Presley a Alain Delon, ma anche Serge Gainsbourg, Liz Taylor, Frank Sinatra e Winston Churchill. Un punto di ritrovo per le star di tutto il mondo, che quando facevano tappa a Parigi per i loro impegni non mancavano di rendere visita ad uno dei templi della mondanità parigina. Tutti venivano rapiti dai maestosi balletti e dalle lussureggianti coreografie che animavano le serate. Nel 1977, ormai all’apice, il locale si sposta poco più in là, sulla stessa celebre strada, ma in un ambiente molto più grande, con 6 mila metri quadrati di superficie, una sala panoramica da 1.150 posti e un sistema che permetteva agli spettatori nel parterre di abbassarsi per vedere meglio gli spettacoli dopo cena. Per il Lido è la consacrazione definitiva, che gli apre secondo periodo d’oro durante il quale la sua fama non smette di crescere.

Fasti di un’altra epoca. Nel 2015 la direzione aveva cercato di rilanciare il marchio affidando la gli spettacoli al direttore teatrale belga Franco Dragone. Ma l’affitto esorbitante, che secondo i media d’Oltralpe ammonterebbe a 5 milioni di euro all’anno, e la crisi del coronavirus hanno dato l’ennesimo colpo di grazia ad un settore che nel primo trimestre dell’anno ha registrato un calo dei ricavi pari al 26% rispetto al 2019. Un tendenza che ha costretto altri luoghi-simbolo di Parigi a ripensare la loro offerta. Come il Crazy Horse, che ha ridotto il numero di posti, o il più famoso Moulin Rouge, ancora guidato da uno dei Clerico, Jean-Victor, che ha aperto al suo interno un bar e una sala concerti.

L’ingresso al 116 degli Champs-Elysées

Una trasformazione che invece non è riuscita al Lido. La programmazione si è ridotta a pochi spettacoli a settimana, dove la frequentazione era crollata al 42% dal 2012 ad oggi. Troppo poco per coprire una perdita da 80 milioni di euro che in questi ultimi anni non ha mai smesso di crescere. A nulla sono servite le tante proteste delle ultime settimane organizzate davanti al locale da artisti e dipendenti. In tutto, saranno 157 i licenziamenti su un organico di 184 persone. Secondo Accor, il posto ormai può andare avanti solamente con 39 dipendenti, mentre la direzione è stata affidata al Jean-Luc Chopin, ex direttore del Teatro Chatelet. A partire dal prossimo 12 agosto cominceranno le trattative sindacali tra il gruppo e i lavoratori.

Ma da oggi, «l’avenue più bella del mondo» brillerà un po’ meno senza la celebre scritta dorata che campeggiava al 116, uno dei suoi indirizzi più famosi.

https://www.lastampa.it/esteri/2022/07/30/news/adieu_lido_chiude_lo_storico_cabaret_di_parigi_amato_pure_da_churchill-5483508/

LE THÉÂTRE DES ÉMOTIONS. LE MUSÉE MARMOTTAN MONET


Le musée Marmottan Monet présente, du 13 avril au 21 août 2022, l’exposition « Le Théâtre des émotions ». Près de quatre-vingts œuvres du Moyen Âge à nos jours, provenant de collections particulières et de prestigieux musées français et internationaux sont réunies et retracent l’histoire des émotions et leurs traductions picturales du XIVème au XXIème siècle. Fruit de la collaboration entre Georges Vigarello, historien et agrégé de philosophie et Dominique Lobstein, historien de l’art, l’exposition porte un nouveau regard sur ces œuvres en contextualisant leur création.

L’émotion, avec ses « réactions souvent intenses », est systématiquement présente dans les arts visuels, travaillée, traquée, déclinée. Elle incarne même la plus grande partie de leur sens, suggérant la chair, stimulant la curiosité. Toutes les expressions y sont illustrées : de la souffrance à la joie, de l’enthousiasme à la terreur, du plaisir à la douleur dont Louis-Léopold Boilly sut faire la recension dans ses Trente-cinq têtes d’expression (vers 1825, Tourcoing, Musée Eugène Leroy), répertoire d’un théâtre où la sensibilité humaine s’expose et se diversifie. Du Moyen Âge à l’époque moderne, la Mélancolie de Dürer (1514, Paris, École nationale supérieur des beaux-arts), les émois des jeunes cœurs (Jeanne-Élisabeth Chaudet, Jeune Fille pleurant sa colombe morte, 1805, Arras, musée des beaux-arts), les Têtes d’expression de l’École parisienne des Beaux-Arts ou la terreur conférant à la folie comme la peint Charles Louis Müller (Rachel dans Lady Macbeth, Paris, musée d’Art et d’Histoire du Judaïsme) sont autant de manifestations des sentiments, saisis par tous, instantanément décryptés, éloquents dans leurs traits, leurs clichés. Enfin, l’intérêt, brusquement accru aujourd’hui, pour les thèmes psychologiques, traumas ou affects, ne peut que renforcer la légitimité d’une exposition sur l’émotion dans les arts visuels, ses formes, ses degrés. L’exposition suggère l’interminable répertoire des résonances affectives de notre monde intérieur, leur présence ou leur absence depuis les ivoires médiévaux, muets, jusqu’à leur sublimation hurlante dans les Têtes d’otages (1945, Paris, Musée national d’Art moderne, Centre Georges Pompidou) de Jean Fautrier.

Ces nuances ont pourtant un intérêt plus précis, plus précieux. Elles révèlent aussi comment ces mêmes émotions ont pu varier avec le temps, comment leurs manifestations se déplacent, comment changent l’attention qui leur est portée, ou même quelquefois le sens qui leur est donné. Les objets « émotifs » s’enrichissent, les regards se renouvellent, les intensités se différencient, les interprétations aussi. La vieille mélancolie devient neurasthénie (Émile Signol, La Folie de la fiancée de Lammermoor, 1850, Tours, Musée des Beaux-Arts), la vieille violence devient exécration (Pablo Picasso, La Suppliante, 1937, Paris, musée Picasso), les physionomies se différencient et s’émiettent comme jamais avec le trait de Boilly ou de Daumier. L’émotion offre alors d’interminables nuances, que l’histoire ne fait qu’enrichir et singulariser. L’exposition restitue la manière dont s’est lentement constitué le psychisme occidental, l’insensible déroulement de sa mise en scène avec le temps, ses faces cachées, ses particularités toujours plus différenciées.

Les 8 sections du parcours de l’exposition illustrent la lente transcription des émotions par les artistes, puis son évolution au fil du temps, à l’aune des réflexions esthétiques, scientifiques ou des événements qui se sont succédés.

Commissaires de l’exposition : Dominique Lobstein, historien de l’art et Georges Vigarello, historien

https://www.marmottan.fr/expositions/le-theatre-des-emotions/



SAILING THE SEA OF SCIENCE – SCIENTIST AND EXPLORER PRINCE ALBERT I AND THE EARLY NORWEGIAN EXPLORATION OF SVALBARD

Prince Albert I of Monaco was a successful explorer and leader of a large number of scientific expeditions, including four expeditions to Svalbard in the period 1898 – 1907. These were important in their own right, but can also be looked upon as the birth of Norwegian scientific research in Svalbard.

The following decades of annual Norwegian expeditions to Svalbard established the pattern of work and scientific disciplines. This ultimately led to the establishment of the Norwegian Polar Institute in 1948.

 

Numerous photographs, illustrations and maps from archived in Monaco and Norway show the beautiful landscape and the pioneering scientists at work. In addition to Prince Albert himself, the scientists and crew included Dr. Jules Richard, William Speirs Bruce, Edward Holm Johannesen, Gunnar Isachsen, Louis Tinayre, Hjalmar Johansen, Adolf Hoel and Hanna Marie Resvoll-Holmsen.


https://frammuseum.no/shop/product/sailing-the-sea-of-science-scientist-and-explorer-prince-albert-i-and-the-early-norwegian-exploration-of-svalbard/

VUELVE AL TEATRO COLÓN UNA DE LAS ÓPERAS MÁS CELEBRADAS DEL REPERTORIO ITALIANO: L’ELISIR D’AMORE.

Con dirección musical de Evelino Pidò y dirección de escena de Emilio Sagi, la aclamada ópera bufa compuesta por Gaetano Donizetti será interpretada por un notable elenco internacional liderado por las voces de Nadine Sierra y Javier Camarena. La Temporada lírica 2022 del Teatro Colón continúa con esta producción y se llevará a cabo a lo largo de siete funciones programadas los días 2, 3,  4, 6, 7, 9 y 10 de agosto.

En las funciones de 2, 4, 7 y 10 de agosto, el elenco internacional encabezado por la soprano estadounidense Nadine Sierra y el tenor mexicano Javier Camarena desplegarán todo su talento en esta comedia romántica con la que Donizetti reconquistó a su público y se consolidó como uno de los compositores más exitosos de su generación.

Estrenada en el Teatro della Canobbiana, en mayo de 1832, L’elisir d’amore es una ópera bufa en dos actos. Una historia sencilla en un contexto bucólico, en el cual se exhiben diversos arquetipos de la comedia del’arte. Nemorino, el protagónico campesino sencillo e ingenuo, es engañado por Dulcamara en su afán de enamorar a la frívola Adina antes de perderla a manos del sargento Belcore.

https://disfrutemosba.buenosaires.gob.ar/actividades/lelisir-damore

BRITISH MUSEUM EXHIBITION CELEBRATES 200 YEARS SINCE CRACKING EGYPTIAN HIEROGLYPHS CODE


The Rosetta Stone is the star of the show, which opens to the public in October and includes more than 240 artefacts

Nada El Sawy

The Rosetta Stone, one of the world’s most famous ancient artefacts and arguably the best known object at the British Museum, is the star of a new exhibition celebrating 200 years since a French scholar cracked the code of Egyptian hieroglyphs.

Hieroglyphs: Unlocking Ancient Egypt, which opens on October 13, will feature more than 240 objects, including loans from national and international collections, many of which will be on display for the first time.

“We knew that we were going to celebrate 200 years of the decipherment a long time ago, because we have the Rosetta Stone, which was key to the decipherment,” Ilona Regulski, curator of Egyptian Written Culture at the British Museum, told The National.

With its decree inscribed in three writing systems — hieroglyphs, the Egyptian demotic script and ancient Greek — the Rosetta Stone helped scholars decrypt the pictorial symbols that adorn countless ancient Egyptian artefacts.

“For the first time in millennia the ancient Egyptians could speak directly to us. By breaking the code, our understanding of this incredible civilisation has given us an unprecedented window onto the people of the past and their way of life,” said British Museum director Hartwig Fischer.

The stone of black granite, part of a bigger slab broken in antiquity, had been discovered in 1799 near the town of Rosetta (modern-day Rashid) in the Nile Delta. It was reportedly found by soldiers in Napoleon’s army during the French occupation of Egypt.

Following Napoleon's defeat in 1801, the stone became the property of the British under the terms of the Treaty of Alexandria. It was shipped to England in February 1802 and presented to the British Museum by George III in July of that year.

https://www.thenationalnews.com/arts-culture/2022/07/09/british-museum-exhibition-celebrates-200-years-since-cracking-egyptian-hieroglyphs-code/