martes, 15 de febrero de 2022

A CASA. RIFLESSIONI SU FILOSOFIA, VITA E GEMELLANZA A PARTIRE DA UN LIBRO DI EMANUELE COCCIA.

DI MARCELLO LA MATINA



Mentre la filosofia accademica si disperde nei rivoli dello specialismo certificato, altri modelli di sapienti emergono. Sapienti colti e versatili, ma assai diversi dal tipo consueto del docente accademico (il μαθηματικός di cui parlava Sesto Empirico, o il filosofo ‘universitario’ cui ha dedicato pagine severe e memorabili lo storico Pierre Hadot). Tali filosofi novissimi (novissimi nel senso dei poetae novi della Roma di Catullo) appaiono per nulla interessati a difendere o erigere steccati disciplinari; al contrario, promuovono intriganti esplorazioni tematiche, inediti contagi metodologici e fin anco inviti alla diserzione disciplinare. Tutte cose che (il lettore lo vede da sé) fanno spesso sussultare (di sdegno, perlopiù) l’Accademia ormai condannata alla vieta trasformazione dell’università in azienda e, perciò, dei circoli di otium in catene di montaggio in stile post-fordista.

Il più rappresentativo in questa generazione di νεώτεροι è il filosofo Emanuele Coccia. Marchigiano di nascita, cosmopolita per vocazione, Coccia insegna alla «École des Hautes Études en Sciences Sociales» (EHESS), la prestigiosa istituzione parigina dove, solo per fare qualche nome, tennero cattedra studiosi come Claude Lévi-Strauss, Michel Foucault, Jacques Le Goff o Jacques Derrida. Fiero avversario di ogni castrazione della curiosità intellettuale, Emanuele Coccia ritiene lo specialismo non già un eccesso di sapere, bensì «una rinuncia cosciente e volontaria al sapere degli ‘altri’» (Coccia 2: 126 e 135-6). E considera la filosofia alla stregua di una non-disciplina che, già nel nome (φιλο-σοφία), rifiuta di consegnarsi a un metodo o ad un campo di fenomeni dati una volta per tutte, per mostrarsi invece come un’attitudine e un dispositivo del desiderio. Un non-sapere, insomma, che fa impigliare ogni volta nelle maglie del suo discorso costellazioni disparate di saperi e stili epistemici, tutti però «attraversati da un eccesso impressionante di desiderio»: ‘filosofia’ è dunque il nome di una erotica capace di sommuovere e animare ogni pratica discorsiva. In tal senso, il percorso intellettuale e filosofico di Coccia parla da sé. Conseguito il dottorato in Filosofia medievale a Firenze, egli ha studiato a fondo la teologia cristiana medievale e l’averroismo latino, affrontando con rigore e originalità ricerche sui temi delle immagini e dell’angelologia cristiana, ebraica e islamica, sulla teoria del potere in Occidente, e perfino sul discorso pubblicitario come moderna teoria morale. Nell’ultimo decennio Coccia ha concentrato la sua attenzione sulla filosofia della natura e della vita, giungendo alla formulazione di un pensiero originalissimo e fecondo.

In una avvincente trilogia, Emanuele Coccia ha attirato l’attenzione dei suoi numerosi lettori sulla potenza creatrice immanente al mondo. Nel 2016, con La vie des plantes ha presentato un modello della ragione vegetale, disegnando al contempo una metafisica della mescolanza:

«Pensare la ragione come fiore – o, all’inverso, pensare il fiore come forma di esistenza paradigmatica della ragione – porta a concepirlo come la facoltà cosmica della variazione di forme». (Coccia 2: 126)

Il fiore è un ‘attrattore cosmico’, capace di fondare una economia della mescolanza. Nel 2020, con Métamorphoses argomenterà in modo simile che una sola è la vita e che tutte le specie viventi non vivono altro che questa sola e unica vita. Esempio paradigmatico è il bruco che diviene farfalla: qui ci sono due forme distinte, con niente di anatomico o di etologicamentea rilevante in comune; e però, bruco e farfalla sono «la stessa vita, lo stesso sé». Ciò vale anche per gli individui di altre specie, tanto viventi che minerali, dai batteri, ai virus e agli animali. Ogni volta nel mutare delle forme si sperimenta che la vita sussiste in corpi separati come una sola vita:

«Nascere significa ogni volta prendere un corpo che era quello di un altro (la propria madre, il proprio padre, ma tramite loro anche tutti gli altri) e farne la propria carne. Non siamo mai soltanto figli e figlie, come non siamo mai solo fratelli e sorelle. Noi condividiamo lo stesso volto; non abbiamo bisogno di assomigliarci». (traduco: Coccia 3: 36)………

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