sábado, 21 de abril de 2018

NATALE DI ROMA. IL 21 APRILE È LA DATA IN CUI SI CELEBRA IL NATALE DI ROMA, LA FONDAZIONE DELLA "CITTÀ ETERNA" DA PARTE DI ROMOLO.


 Ripercorriamo l'evoluzione del significato di questa festa e scopriamo il programma dell'edizione 2018



La lupa capitolina, simbolo della città di Roma

Il 21 aprile è la data in cui si festeggia il Natale di Roma, la fondazione della “città eterna“.
Secondo la leggenda, narrata tra gli altri dallo storico romano Varrone, Romolo avrebbe infatti fondato la città di Roma il 21 aprile del 753 a.C.
La fissazione del giorno si deve ai calcoli astrologici del matematico e filosofo del I secolo a.C. Lucio Taruzio Firmano amico sia di Varrone che di Cicerone.
Da questa data è derivata la locuzione latina Ab Urbe condita, ovvero “dalla fondazione della Città”, che scandiva la cronologia romana prima dell’adozione del calendario gregoriano, a partire dal quale gli anni vengono tradizionalmente numerati a partire dalla nascita di Cristo (Anno Domini).
La storia delle celebrazioni del Natale di Roma
Molti e diversi sono i significati di cui è stato caricato il 21 aprile in età moderna.
La culla della civiltà, la madre dell’unità nazionale, l’idea mitica di un nuovo regime, valore di civica convivenza e di fratellanza dei popoli.
Da festa locale, tipicamente romana (come lo era fino al 1870, con sfilate e spettacoli pirotecnici), il Natale di Roma divenne celebrazione nazionale di Roma divenuta capitale d’Italia nel 1871.
Assurse col fascismo a simbolo mitico di un’ideologia totalizzante, per tornare al suo nocciolo fondamentale di festa civica che mette in risalto la vocazione universale della città.
Scorrendo la storia, è comunque possibile trovare nelle celebrazioni del Natale di Roma dei comuni denominatori al di là del carattere popolare, nazionale o ideologico che gli fu dato di volta in volta.
Dal 1925, grazie alla ricostruzione fatta dalla rivista Capitolium, è possibile ripercorrere e raccontare l’evoluzione dei festeggiamenti della più importante festa laica di Roma negli ultimi anni.
Durante il regime fascista al Natalis Urbis fu data una forte connotazione simbolica: una sorta di sacralità del culto di Roma che doveva “esaltare i fasti della rinnovata e purificata nazione Italiana”.
Il 21 aprile, chiamata “Festa nazionale del Lavoro e della Nazione”, divenne perciò l’occasione sia per esaltare la memoria della grandezza passata, che per mostrare i progressi, i grandi lavori, i progetti faraonici, le similitudini con la Roma imperiale che Mussolini vedeva nel compimento del suo progetto della Grande Roma.
Così, a partire dal 1926, ai festeggiamenti classici, come l’illuminazione dei monumenti storici più significativi, furono affiancate cerimonie solenni, quali le sfilate delle scolaresche romane tra i monumenti dell’antica Roma e i ludi classici di attività fisica dei giovani e soprattutto, provvedimenti e inaugurazioni a favore della città.
Il Natale di Roma diventò per il Governo ed il Governatorato una sorta di “vetrina” nazionale ed internazionale della propria attività “modernizzatrice”, la data nella quale inaugurare scuole, edifici pubblici, nuove strade, interventi archeologici e di recupero del patrimonio artistico.
Tra i tanti si ricordano la fruizione pubblica di Villa Aldobrandini, Villa Celimontana e del Colle Oppio, i lavori per liberare il Teatro di Marcello, la sistemazione del colle capitolino e della zona del Velabro, la pavimentazione della Piazza del Campidoglio.
Con lo scoppio e il proseguire della seconda Guerra Mondiale le celebrazioni divennero necessariamente più sobrie e sempre più sporadiche, indirizzandosi esclusivamente sul carattere accademico e culturale.
Se nel 1942 si tenne in Campidoglio l’adunanza generale dell’Accademia d’Italia, il 21 aprile 1943, mentre i capolavori e i monumenti del Campidoglio venivano messi “in sicurezza” (la statua di Marco Aurelio fu sistemata nel Tabularium, per ritrovare il suo posto al centro della piazza il 27 aprile 1945), scrittori e “romanisti”, tra cui Trilussa, Luciano Folgore, Silvio D’Amico, Aldo Fabrizi e Aristide Capanna, furono invitati nella redazione di Capitolium, ospitata allora nel palazzetto della Farnesina ai Baulari, ora sede del Museo Barracco.


Dopo la liberazione e la nascita della repubblica italiana, il Natale di Roma si liberò dalle scorie dell’esaltazione e della pomposa retorica che fecero, per oltre vent’anni, del 21 aprile il simbolo più evidente di quell’Italia romana ed imperiale vagheggiata dal fascismo.
La commemorazione tornò finalmente al nucleo originale della festa: quella della fondazione della città, della ricorrenza senza ulteriori valenze o specifici significati politici, del momento da dedicare allo studio e approfondimento della ricchissima, a volte poco conosciuta, storia di Roma.
Proprio per rimarcare la profonda diversità con i decenni precedenti, dalla fine degli anni Quaranta al 1964, le celebrazioni per il Natale di Roma si svolsero in maniera più ridotta.
Si teneva, infatti, un’unica cerimonia in Campidoglio, che prevedeva un discorso ufficiale, tenuto da un noto studioso di romanità, e vari premi legati alla città.
Dal 1964 riprese la tradizione dei festeggiamenti che, non più solo relegati al Campidoglio, voleva coinvolgere l’intera cittadinanza.
A partire dal 21 aprile 1964, è stata ripristinata, oramai libera da ogni significato ampolloso ed estraneo al suo proprio valore civico, la festa del Natale di Roma.
Una solenne cerimonia in Campidoglio, cori di bambini sulla piazza, consegne di premi, inaugurazioni di opere pubbliche, l’inizio di visite guidate del Palazzo Senatorio, imbandieramenti delle strade commerciali erano i principali segni della giornata, dedicata a sottolineare i motivi della civica convivenza.
Da allora, insieme al discorso ufficiale da parte del sindaco e di importanti personalità della cultura e della società, divengono parte insostituibile delle celebrazioni, riallacciandosi così alla tradizione iniziata anni prima, i riconoscimenti che la città attesta a quanti, studiosi, filologi e giornalisti, dedicano studi, riflessioni ed opere a Roma e alla sua storia.

Tra questi, i più importanti erano la presentazione dell’annuale Strenna dei Romanisti, il premio Cultori di Roma, il premio giornalistico internazionale Città di Roma e il concorso internazionale di prosa latina Certamen capitolinum, organizzato dall’Istituto di Studi romani.
A questi riconoscimenti vengono abbinate altre iniziative culturali quali l’apertura gratuita dei musei e degli spazi artistici comunali, concerti nelle piazze cittadine o manifestazioni una tantum, come la mostra del libro su Roma organizzata nel 1968 a Palazzo Braschi, con mille titoli di opere dell’editoria nazionale dedicati alla città.
Accanto agli appuntamenti istituzionali tipici della giornata, dal 1964 ad oggi si sono registrati alcuni eventi speciali che hanno caratterizzato il Natale di Roma.
Tra questi, la solenne seduta del Consiglio comunale nell’aula Giulio Cesare nel 1970, anno del centenario di Roma capitale, il rinnovo del gemellaggio con Parigi nel 1994, la collocazione sulla piazza del Campidoglio della copia della statua di Marco Aurelio nel 1997, i 90 anni di Rita Levi Montalcini festeggiati insieme ai premi Nobel per la pace con i versi di Cesare Pascarella recitati da Vittorio Gassman, nel 1999.
Negli ultimi anni, il 21 aprile si è andato sempre più caratterizzando come data per l’inaugurazione di importanti opere pubbliche cittadine, come la riapertura dei Musei capitolini nel 2000, l’inaugurazione dell’Auditorium Parco della Musica nel 2002 e l’inaugurazione del Museo dell’Ara Pacis nel 2006.
Viaggi nell’antica Roma
In occasione del 21 aprile tornano i Viaggi nell’antica Roma che raccontano il Foro di Augusto e il Foro di Cesare partendo da pietre, frammenti e colonne presenti, con l’uso di tecnologie all’avanguardia.
Gli spettatori sono accompagnati dalla voce di Piero Angela e da magnifici filmati e proiezioni che ricostruiscono quei luoghi così come si presentavano nell’antica Roma.
Visita al Mandrione e all’Acquedotto Felice
Una passeggiata-riflessione sui cambiamenti della città di Roma. La zona del Mandrione fu inizialmente occupata dagli sfollati del bombardamento di San Lorenzo del 1943, che vi costruirono delle baracche sotto gli archi dell’acquedotto Felice. Il Mandrione è citato in diverse opere letterarie e cinematografiche, fra tutte quelle di Pier Paolo Pasolini che è stato anche spesso ritratto mentre passeggiava per via del Mandrione e nei suoi dintorni.

https://www.tpi.it/2018/04/21/natale-di-roma-2018/

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